Durante la plenaria di Strasburgo nello scorso mese di Febbraio, come parlamentari di Forza Italia, guidati da Antonio Tajani, abbiamo proposto al PPE la necessità di azioni concrete perché l’Europa assumesse un coordinamento centrale rispetto a tutti gli Stati membri nella lotta contro il Coronavirus. C’era già consapevolezza dello stato di criticità che non andava assolutamente sottovalutato ed è per questo che lanciammo l’idea di far compilare un questionario a tutti coloro che transitassero in Europa in modo tale da sapere la loro provenienza e se nei precedenti 30 giorni avessero avuto contatti con possibili contaminazioni. Era importante che l’UE da subito coordinasse tutta una serie di operazioni per la sua messa in sicurezza e per arginare il fenomeno. A questo appuntamento però l’Europa è arrivata tardi, così, mentre il virus metteva in ginocchio l’Europa e l’OMS dichiarava il Covid-19 una vera e propria pandemia, l’UE andava alla ricerca della sua identità facendo pagare ad alcuni stati membri, tra cui l’Italia, un conto troppo salato. Credo che l’UE non abbia minimamente capito che questa emergenza l’ha messa davanti ad una prova decisiva. L’Europa non deve aiutare noi, l’UE deve aiutare se stessa e dimostrare di essere vicina ai singoli cittadini perché né la pandemia né la crisi economica si battono senza uno sforzo collettivo e coordinato e se non lo farà sarà un fallimento. Dagli effetti determinati dalla pandemia del Covid-19 emerge un’Europa più egoista e più frammentata, ed il miope rifiuto di alcuni Paesi sugli Eurobond conferma alcune preoccupanti tendenze in tal senso. Le drammatiche condizioni nelle quali riapriranno le attività economiche e sociali, dopo la paralisi determinata dal diffondersi della pandemia, impongono di ripensare la politica economica europea e di considerare le necessarie, urgenti e straordinarie misure da prendere non come deroghe ad un modello ormai obsoleto, che va definitivamente archiviato, ma come profondo mutamento di rotta. Le idee che hanno guidato la politica economica europea sono ormai divenute incompatibili con i bisogni e le ansie dei cittadini europei che chiedono un’Europa solidale e capace di ricostruire un futuro di coesione e crescita. L’UE potrà ritrovare slancio ed offrire soluzioni solo ritornando ai valori iniziali, al progetto che l’ha resa l’innovazione istituzionale più rilevante in un continente dilaniato da guerre e devastazioni. L’Europa dei diritti e della democrazia non può essere uguale a quella che oggi tarda persino a trovare la convergenza per darsi un bilancio comune superando rigorismi che hanno drammaticamente aumentato i divari economico-sociali al suo interno e ne hanno indebolito, se non pregiudicato, la competitività internazionale. Dobbiamo preparare e disegnare la ripresa ritrovando le ragioni di un’Europa dei popoli, dei loro territori e delle loro culture e non dei governi e delle burocrazie, e dobbiamo quindi assumerci la responsabilità e il coraggio di superare in modo definitivo un’Unione incentrata sugli Stati, sui loro diktat ed i loro veti.