Il nostro rapporto con l’Europa non si può ridurre a mere rivendicazioni di carattere finanziario, seppure necessarie per rilanciare l’economia, ma deve guardare alle ragioni profonde dello stare insieme. Al di là dei tecnicismi, ciò che ha colpito di più è stato l’approccio di alcuni paesi del nord Europa, Olanda e Germania su tutti, i quali cinicamente hanno girato le spalle ai partner che, come l’Italia, hanno avuto bisogno non solo di solidarietà, ma anche di atteggiamenti volti a fortificare lo spirito comune su cui si fonda l’Unione. Gli egoismi di pochi stanno diventando pericolosi e danno la possibilità agli anti europeisti di soffiare sul fuoco del malcontento per avere una visibilità nazionale. Il tentativo di mettere in discussione la nostra appartenenza o l’esistenza dell’Unione Europea deve essere contrastato con tutte le nostre forze, nessuno può tirarsi indietro. Alla luce di questo, il dilemma per tutti è stato: MES o non MES, favorevoli o contrari? Ai cittadini italiani non interessa quale schieramento dell’epoca abbia approvato in Italia questa procedura e le dichiarazioni del Presidente Conte sulle opposizioni non sono accettabili. Se avesse voluto confrontarsi con loro avrebbe dovuto farlo in Parlamento, dove peraltro in occasione della fiducia sul “Cura Italia” – unico momento di confronto parlamentare dall’inizio dell’emergenza – era assente (ingiustificato!). C’è bisogno di unità di intenti e di fare scelte ragionate. È di circa 36 miliardi la quota del fondo MES destinato all’Italia per far fronte alle spese necessarie a potenziare la nostra sanità nazionale che sicuramente non ha brillato nel periodo di massima emergenza. Basti pensare ai posti insufficienti di terapia intensiva e alle mille difficoltà degli operatori sanitari. Se non lo utilizziamo noi sarà comunque destinato agli altri Stati. Non è certamente la migliore soluzione ai problemi della nostra nazione, ma bisogna abbandonare pregiudizi e tatticismi politici. Nel confronto europeo bisogna mettere da parte le polemiche e rivendicare con autorevolezza ulteriori misure per far ripartire l’economia. Meglio stare al tavolo delle trattative, verificare che non ci siano condizioni vincolanti e rilanciare piuttosto che abbandonarlo senza alcuna soluzione. Ho trovato significative e toccanti le parole che il Santo Padre ha usato per commentare la situazione europea: “E’ il momento della responsabilità e l’Unione europea deve affrontare questa sfida epocale con solidarietà, scelte coraggiose e innovative”.