Sono intervenuto all’inaugurazione della 39^ edizione del Seminario di Ventotene organizzato dall’Istituto di Studi Federalisti “Altiero Spinelli”. Un’occasione per riflettere sul futuro dell’Europa affinché possa essere “comunità di destino” e non semplice comunità di interessi. Nel mio intervento ho sottolineato quanto la mia esperienza di amministratore locale mi abbia portato a vivere gomito a gomito con i cittadini e con le loro problematiche e ho potuto constatare che c’è una scarsa consapevolezza di essere appartenenti ad una comunità, sia a livello locale sia a livello regionale o nazionale, figuriamoci a livello europeo. Ognuno di noi dovrebbe interrogarsi e chiedersi se si sente davvero parte di una comunità. Abbiamo il dovere di ricostruire il tessuto sociale e umano. Possiamo immaginare qualsiasi iniziativa di rilancio, ma è necessario coinvolgere i cittadini e renderli consapevoli di essere parte integrante e attiva di una comunità che non può essere più immaginata a livello municipale o a livello nazionale. L’uscita della Gran Bretagna dall’Europa credo sia stato un primo campanello d’allarme a cui le Istituzioni in primis non hanno dato ascolto. L’Unione Europea non è la sommatoria degli Stati e purtroppo oggi essa è più percepita come una comunità di interessi che comunità di destino. Ogni Stato interpreta il progetto europeo alla stregua di un normale rapporto contrattuale dove si cerca di quantificare la convenienza materiale della propria partecipazione, dove i principi ispiratori di questa grande opportunità spesso lasciano il posto a mere valutazioni economiche, dimenticando che la vera forza sta nel trovare le ragioni dello stare insieme, a tutti i costi, altrimenti non sarà possibile affrontare le criticità del presente e le sfide del futuro. La spinta dei nazionalismi, ed in questo l’Italia non è esonerata, è uno degli elementi critici ai quali bisogna reagire con iniziative culturali. C’è bisogno di investire nella formazione, nella cultura, nei giovani che spesso vengono definiti il nostro futuro, ma in realtà sono semplicemente la nostra proiezione, saranno quello che oggi siamo noi. Io ero in aula a Bruxelles quando la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha richiamato il discorso di Spinelli e mi sono sentito orgoglioso di appartenere alla comunità italiana e ancor di più a quella della provincia di Latina, soprattutto per ciò che ha rappresentato l’isola di Ventotene. Bisogna combattere l’indifferenza non solo dei giovani, ma anche di tutte quelle persone che vivono in una società sempre più connessa, ma sempre più solitaria. La domanda che vorrei fare a tutti è: ci sentiamo più solidali o solitari? La grande sfida sta proprio in questo e ce lo ha sottolineato anche la Presidente von der Leyen richiamando proprio questa parola: solidarietà. L’Europa ha messo in campo un’azione finanziaria strategica e solidale per tutti. Le risorse del Next Generation Eu credo che siano preziose, importanti, ma la mia preoccupazione è che noi italiani rischiamo di perdere una grande opportunità, unica anche per le future generazioni ed è per questo deve esserci convergenza. L’Europa è luogo di unione e non di divisione per cui non bisogna mettere davanti discorsi di maggioranza o opposizione politica, ma di unione. Dobbiamo essere uniti nella diversità dove le differenze sono un valore aggiunto. Bisogna affrontare insieme i grandi temi dell’agenda europea come ad esempio l’immigrazione, i cambiamenti climatici, le crisi economiche, l’ambiente. Abbiamo un periodo difficilissimo davanti a noi, da gennaio l’Italia sarà anche alla guida della presidenza europea nel suo semestre, e bisognerà essere determinati a proseguire sul solco della solidarietà. L’auspicio che faccio e che seminari come quello tenutosi a Ventotene possano replicarsi dando così l’immagine di una Europa che vuole vedere la crescita e la condivisione piuttosto che la divisione.