L’Unione europea è il maggior produttore, consumatore ed esportatore di olio di oliva con circa il 67% dell’olio di oliva mondiale prodotto. Quattro milioni di ettari, principalmente nei paesi mediterranei dell’Europa, sono destinati alla coltivazione di ulivi e proprio l’Italia è uno dei maggiori produttori europei di olio. La Commissione Agricoltura, di cui sono componente, ha preso atto dello studio effettuato dalla Direzione Generale Agri dell’UE sull’attuazione dei controlli di conformità nel settore oleario. Nel mio intervento ho evidenziato come le norme di commercializzazione messe in atto dall’UE garantiscano prodotti agricoli di qualità standardizzata e soddisfacente per soddisfare le aspettative dei consumatori, ma è necessario aumentare i controlli per difendere una delle nostre eccellenze agroalimentari dai prodotti extra UE. Lo studio in questione è equilibrato e analizza le problematiche relative ai controlli nel settore dell’olio di oliva in maniera costruttiva e ben bilanciata fra gli Stati Membri. I controlli nel settore sono migliorati negli ultimi anni, ma c’è ancora margine di miglioramento. Nel contesto del sistema di controllo della conformità dell’UE, l’organizzazione e le prestazioni organolettiche, rappresentano probabilmente la questione tecnica più importante. Taluni ritengono che il problema principale della valutazione “sensoriale” risieda nell’alto grado di soggettività che il metodo implicherebbe, spesso portando a risultati incoerenti durante la degustazione panel o anche all’interno dello stesso pannello di degustazione. Il fatto che la valutazione organolettica sia eseguita da persone piuttosto che da attrezzatura è stata indicata da molti stakeholder come la ragione principale di una presunta mancanza di risultati analitici coerenti. Io, invece, reputo fondamentale riconoscere pienamente l’importanza che la valutazione organolettica gioca nel garantire la qualità dell’olio d’oliva sul mercato a vantaggio dei consumatori dell’UE. Riconosco comunque che potrebbero essere introdotti alcuni miglioramenti per garantire una maggiore affidabilità dei suoi risultati e, così facendo, maggiore certezza del diritto per gli operatori economici. Inoltre ho avuto modo di sottolineare che per quanto riguarda la tracciabilità, è necessario sviluppare regole più specifiche per l’olio d’oliva, soprattutto per il prodotto imbottigliato. A questo proposito, lo studio ha rivelato che c’è ancora poca conoscenza tra gli Stati membri su come la tracciabilità potrebbe essere applicata al settore dell’olio d’oliva ed è bene sottolineare che ad oggi solo l’Italia ha implementato un sistema di tracciabilità dall’oliveto alla bottiglia con i registri telematici dell’olio.