Salvatore De Meo
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Il sistema di etichettatura Nutriscore, meglio conosciuto come etichetta a “semaforo”, già adottato da alcuni Stati europei come la Francia e il Belgio, continua a suscitare forti perplessità e preoccupazioni. Per questo l’Italia ha condiviso con Cecoslovacchia, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania un documento indirizzato al Consiglio Europeo per chiedere un sistema armonizzato, da utilizzare su base volontaria, che permetta al consumatore di avere informazioni certe e non fuorvianti. Il sistema Nutriscore che lavora su un algoritmo classifica con il colore verde o rosso, in modo troppo semplicistico, i prodotti in buoni o cattivi, penalizzando molte eccellenze italiane che sono, invece, alla base della dieta mediterranea riconosciuta in tutto il mondo. In un documento firmato delle due grandi organizzazioni agricole Copa e Cogeca che rappresentano gli agricoltori europei e le cooperative agricole è stato sottolineato come per gli agricoltori e le cooperative agricole europee sia fondamentale che tali informazioni non siano in alcun modo fuorvianti e che promuovano prodotti con indicazioni dietetiche supportate scientificamente. Inoltre, a rimarcare lo scetticismo verso il sistema Nutriscore, è stato puntualizzato come non si dovrebbero discriminare i prodotti sani o penalizzare quelli che sono il risultato del patrimonio culturale e culinario dell'Europa. Pertanto, un sistema con codice cromatico potrebbe seriamente mettere a repentaglio una parte significativa del reddito di molti piccoli produttori. L’UE e i suoi agricoltori hanno dato prova del massimo impegno nel corso degli anni per promuovere questi prodotti per cui siamo rinomati in tutto il mondo. Non avrebbe senso favorire un sistema che rovini tali sforzi e i prodotti al centro di diete tradizionali, quali quella mediterranea, elogiati per i loro benefici per la salute. Sono d'accordo sul fatto che tutti i sistemi di etichettatura dell’Ue dovrebbero essere armonizzati a livello europeo in modo da evitare confusione o diffidenza dei consumatori, ma sostengo fortemente che essi debbano essere fatti su base volontaria. I prodotti di tanti agricoltori, per esempio, sono artigianali e quindi soggetti a variazioni dovute alle stagioni, alle varie partite o ad altri fattori non prevedibili che renderebbero difficile una classificazione soprattutto per quelli lattiero-caseari, la carne o il pesce.

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