Salvatore De Meo
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Stando alle stime DESI, l’indice europeo di digitalizzazione dell’economia e della società, nel 2020 l’Italia si è piazzata quartultima tra i paesi dell’UE in quanto a competenze digitali, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria, un dato inaccettabile per uno dei paesi più importanti per produzione industriale. Solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro la media europea del 58%, mentre il 22% possiede competenze avanzate a dispetto della media europea del 33%. La stima si abbassa ulteriormente se si guardano i dati relativi alle donne impiegate nel settore digitale. Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) costituisce proprio a questo proposito un’opportunità imperdibile di crescita per il nostro paese, con un’occasione straordinaria per accelerare una trasformazione digitale tramite misure che mirino a riforme strutturali finalizzate a colmare il ritardo sia a livello tecnologico che di competenze. È arrivato il momento di conciliare il nostro livello di industrializzazione con l’innovazione e garantire la crescita del paese. L’Unione Europea lo sa e lo riconosce, ed è per questo che impone che almeno il 20% del Next Generation EU venga destinato alla trasformazione digitale. Con la crisi da COVID-19 si è vista l’importanza dell’economia digitale e di come sta trasformando i nostri modi di produrre e consumare. L’e-commerce è cresciuto del 26% con un giro di affari di 22,7 miliardi di euro; il mercato del cloud è aumentato del 21% con un giro di affari di 3,34 miliardi di euro e le PMI stanno sempre più adottando sistemi digitali e cloud per gestire le imprese. La crescita digitale comporta per l’Europa numerose sfide, alle quali l’Italia deve partecipare, sul piano economico, sociale, geopolitico. Sul piano economico, occorre favorire lo sviluppo di un mercato unico che sia libero, competitivo e che rispetti i consumatori. Il Parlamento lavorerà sulla regolamentazione dei servizi digitali e su quella del mercato digitale, proposte che sono state dichiarate una priorità per la Presidenza portoghese del Consiglio durante la riunione di IMCO del 28.1.2021 sebbene sia stato altresì chiarito che non è possibile prevedere delle tempistiche precise essendo iniziato solo ora il dialogo con gli Stati Membri. Tali proposte mirano ad armonizzare ed uniformare la normativa nel settore digitale al fine di evitare pratiche commerciali scorrette o sleali che limitano l’accesso alle PMI; bisogna adeguare le norme agli sviluppi tecnologi, garantire la tutela dei consumatori online e offline ed evitare la diffusione di contenuti illegali. Allo stesso tempo il Parlamento Europeo sta sviluppando una strategia per i dati che, nel rispetto della privacy, permetta il loro utilizzo per migliorare la PA, la giustizia e affinché i dati vengano utilizzati per rinnovare settori economici come quello dell’agricoltura (es. agricoltura di precisione attraverso i dati geospaziali). Sul piano sociale, l’utilizzo dei fondi europei deve garantire una transizione digitale equa e che “nessuno sia lasciato indietro”. Il World Economic Forum ha pubblicato un report secondo il quale l’evoluzione digitale comporterà la creazione di 97 milioni di nuovi posti di lavoro, che dovrebbero assorbire i lavori che scompariranno con la digitalizzazione. Compito dell’Europa è quello di far sì che la perdita e la creazione di posti di lavoro abbia la stessa velocità. In particolare, i fondi Erasmus +, Horizon Europe e lo European Structure and Investment Funds mirano a garantire una formazione adeguata e continua sia ai giovani, che ai lavoratori, così da allineare l’offerta del mercato del lavoro e la domanda. Allo stesso tempo occorre che tutti i territori e tutte le persone abbiano accesso ai servizi digitali, riducendo il c.d. digital divide. Non a caso, le linee guida della Commissione Europea agli Stati per la redazione del Recovery Plan prevedono che il 20% delle risorse venga utilizzato per la digitalizzazione e che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di ridurre il gap tra aree urbane e aree rurali o periferiche, tra le grandi e le piccole aziende. In questo l’Italia deve prendere atto di una grave carenza infrastrutturale digitale che se non colmata non permetterà alle nostre imprese e ai nostri cittadini di essere competitivi a pari condizioni di altri Paesi. Sul piano geopolitico, occorre che tutta l’Europa migliori la propria autonomia strategica nel settore digitale, riducendo la propria dipendenza dai paesi esteri. A tal fine l’UE punta a sviluppare le proprie reti di comunicazioni e sviluppare tecnologie adeguate per competere con le altre potenze mondiali. In particolare, attraverso il programma Digital Europe (7,5 miliardi) recentemente approvato, l’UE intende sviluppare le reti per il 5G, l’intelligenza artificiale, sistemi di cybersicurezza, il Digital Innovation Hub, così da connettere l’Europa, garantendo sicurezza e fiducia ai cittadini europei. Credo che gli scenari siano delineati, le risorse ci sono, adesso è il momento di agire concretamente.

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