Salvatore De Meo
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Pfizer, Astra Zeneca, Moderna, siamo entrati in familiarità con nomi che rappresentano per noi l’unica via per sconfiggere il virus ma le aziende produttrici stanno registrando delle difficoltà che hanno rallentato la campagna vaccinale in tutta Europa e così quello che doveva essere una manna per combattere il virus si sta rivelando una chimera. Un problema che persiste in tutta l’Unione europea dove, mentre il vaccino cammina lento, il virus inesorabilmente continua a correre veloce. Ad oggi, c’è un ritardo di circa 5 settimane rispetto al piano originario, nonostante l’Europa resti la maggiore produttrice di vaccini con 8,1 milioni di dosi già distribuite per arrivare fino a 50 milioni entro aprile. Bisogna promuovere ulteriormente la ricerca per rispondere in maniera concreta alle varianti del virus, ma anche la ricerca sui farmaci innovativi che stanno dimostrando di essere in grado di curare il virus, per favorire il raggiungimento dell’immunità di gregge. Con l’approvazione degli altri vaccini, come quello di Johnson & Johnson, prevista per aprile, potrebbe essere mantenuto l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione europea entro la fine dell’estate. Nel frattempo in Italia è fondamentale che la gestione della campagna vaccini sia la priorità del Governo con l’unico obiettivo di immunizzare l'80% della popolazione entro la fine di quest'anno, condizione essenziale per far ripartire il Paese. Per numero di dosi somministrate e popolazione siamo attualmente il secondo paese in UE dopo la Germania, primo per popolazione vaccinata con doppia dose. Per la fine di marzo l'Italia dovrebbe ricevere quasi 13 milioni di dosi di vaccino come ha affermato il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli in questi ultimi giorni. Un numero importante che permetterebbe di gestire al meglio anche la problematica delle varianti che sta destando non poca preoccupazione in Europa come in Italia.  La Commissione è corsa ai ripari fornendo 75 milioni di euro di finanziamenti per lo sviluppo di test specifici e 150 milioni per intensificare la ricerca e lo scambio di dati sulle mutazioni. Inoltre, la Commissione Europea aveva auspicato decisioni comuni tra gli Stati membri su eventuali chiusure dei confini, scoraggiate per garantire il funzionamento del Mercato unico, ma alcuni Stati, invece, hanno introdotto controlli ai confini per evitare la diffusione del Coronavirus e delle sue varianti con test a chiunque transiti in entrata. L’attenzione sulle varianti resta alta, ma la lotta al virus deve proseguire con una veloce ed efficiente campagna vaccinale che possa al più presto rallentare tutti i contagi e spegnere altri pericolosi focolai.

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