Salvatore De Meo
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Il 18 marzo è stata la prima giornata nazionale dedicata alle vittime del Covid. Le bare di Bergamo portate via silenziosamente, di notte, dall'esercito sono state il simbolo più crudo di questa pandemia. Anziani, giovani, padri, madri, figli: questo virus non ha risparmiato nessuno lasciando le vittime spegnersi in modo atroce e in solitudine. Alcune immagini rimarranno indelebili nella memoria di tanti: le bare disposte nelle chiese, la disperazione nei volti dei familiari delle vittime, lo strazio, l’esercito in strada, le tante serrande abbassate. In questo ultimo anno abbiamo usato il termine “pandemia” così tante volte da non renderci nemmeno quasi più conto dell’atrocità del suo significato. Abbiamo stravolto la nostra quotidianità e limitato la nostra libertà imparando a convivere con la paura del contagio, affrontando il nemico con poche e semplici armi: mascherina, distanziamento e igienizzanti. Chi però ha davvero affrontato il nemico in faccia, senza paura, con pochissime armi e tanta dedizione sono stati i medici, gli infermieri italiani e tutti i lavoratori impegnati a garantire la continuità di beni e servizi. A loro andrà sempre il ringraziamento di tutti gli italiani. Sono stati loro i veri eroi, i nostri eroi. Lontani dalla famiglia e a stretto contatto con il virus tutti i giorni con la costanza e la determinazione di combatterlo e di salvare vite. Donne e uomini che tante immagini ci hanno mostrato con le facce stravolte, la stanchezza nel volto segnato dalle mascherine, lo strazio nel cuore per le tante vittime che hanno visto spegnersi davanti i propri occhi, sono loro che hanno saputo essere coraggiosi in un momento storico in cui in molti la paura stava prendendo il sopravvento.  Per questo la candidatura al Nobel per la pace di tutti gli operatori sanitari italiani rappresenta il riconoscimento morale del loro sacrificio e del loro impegno a tutela della nostra vita.

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