Salvatore De Meo
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Negli ultimi mesi sono diverse le occasioni in cui ho espresso perplessità attorno al Nutriscore, l’etichetta fronte pacco molto discussa a livello europeo e già implementata da alcuni stati membri, come la Francia o il Belgio. Questo sistema prevede l’utilizzo del semaforo con i tre colori, rosso giallo e verde, per indicare in modo immediato se l’alimento è o meno buono per la nostra salute. Siamo però di fronte ad un sistema che non permette ai cittadini di fare una scelta consapevole, basata su criteri scientifici, nonchè fuorviante sotto ogni punto di vista. Le problematiche riscontrate sono molteplici, ma vorrei condividerne alcune con voi. Innanzitutto, l’utilizzo di un sistema a semaforo con i tre colori non può fornire tutte le indicazioni nutrizionali richieste in maniera esaustiva. E’ importante che i cittadini siano educati al mangiar sano, ma anche consapevoli che spesso sono le quantità eccessive e la mancanza di attività motoria, e non gli alimenti di per sé, ad essere il problema. Un’eccessiva semplificazione rischia di portare alla demonizzazione di alcuni prodotti, etichettati come rossi e quindi pericolosi, senza considerare il loro contributo ad una dieta variegata. In secondo luogo, questo sistema prende come misura di riferimento 100 gr/ml di prodotto. Faccio l’esempio dell’olio d’oliva che stando al Nutriscore verrebbe quindi etichettato come rosso. Sappiamo tutti bene però che le quantità di olio utilizzate giornalmente rimangono ben al di sotto di questa quantità e che l’olio d’oliva possiede delle qualità nutritive eccezionali oltre che essere uno degli alimenti base della nostra cucina. Al nostro parmigiano reggiano toccherebbe la stessa fine. Il Nutriscore, inoltre, manca di esattezza scientifica. Prendendo come riferimento 100gr/ml di prodotto, questa etichettatura non considera come l’apporto nutritivo degli alimenti venga modificato sia tramite l’unione ad altri ingredienti, ma anche attraverso la cottura stessa. Per concludere, il Nutriscore è una minaccia alla dieta mediterranea e al Made in Italy nel suo insieme, rischiando di etichettare prodotti alla base della nostra cultura alimentare come nocivi senza alcuna ragione scientifica. Salute e benessere dei cittadini, ma anche protezione dei consumatori: dovrebbero essere queste le priorità alla base di un sistema di etichettatura e non un sistema che mira a suscitare sensi di colpa nei cittadini che si trovano a fronteggiare la scelta tra rosso o verde. Nei mesi scorsi il nostro Paese aveva presentato a Bruxelles la proposta alternativa del Nutrinform dove l’etichetta prevede il simbolo della batteria che tiene conto anche delle quantità. Essa valuta non i singoli cibi, quanto piuttosto la loro incidenza all’interno della dieta complessiva. L’etichetta è pensata come una batteria e reca l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata. L’equilibrio nutrizionale non dipende da un unico prodotto ma dall’equilibrio dei cibi che si assumono giornalmente: a differenza di Nutriscore, l’etichetta NutrInform Battery è più completa e si pone come un metodo per contrastare le patologie legate ad abitudini alimentari sbagliate.

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