Salvatore De Meo
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Negoziata e sottoscritta nel 2011, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (meglio nota come Convenzione di Istanbul), è il primo trattato internazionale che stabilisce norme giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime della violenza e punire gli autori. Dopo essere stato il primo Paese a ratificarlo, la Turchia è ora il primo Paese a ritirarsi dal trattato, portando a compimento l’annuncio fatto lo scorso marzo dal presidente Erdogan. L’atto della Turchia appare profondamente drammatico alla luce del fatto che, negli ultimi 5 anni, si è registrato almeno un femminicidio al giorno nel mondo e che tale dato è in costante aumento secondo quanto riportato dal gruppo di esperti istituito per monitorare la violenza di genere e l’applicazione della Convenzione. La situazione appare ancora più drammatica in Turchia se si considera che, secondo i dati diffusi da alcune organizzazioni della società civile, lo scorso anno almeno 300 donne sono state uccise, per lo più da mariti, compagni o familiari, e altre 171 sono state trovate morte in circostanze sospette. In base a una relazione presentata in Parlamento dal ministero dell’Interno, inoltre, nei primi quattro mesi di quest’anno i casi accertati di violenza domestica sono stati 73 mila. Per convincere la Turchia a ritornare sui suoi passi, il Consiglio d’Europa, la principale istituzione europea a difesa del rispetto dei diritti umani in UE, ha inviato una lettera ai Ministri della Giustizia e degli Interni turchi per esprimere profonda preoccupazione per questa scelta e rassicurando che la Convenzione di Istanbul serve a rafforzare i legami familiari anziché indebolirli, come invece sostenuto dal Governo di Ankara.  Mi rammarica molto che la Turchia abbia deciso di ritirarsi da questa Convenzione confermando in questo modo l’assenza di sensibilità sul tema della violenza verso le donne e la totale mancanza di rispetto dei diritti umani. L’atteggiamento della Turchia richiede una ferma e decisa posizione da parte delle istituzioni europee non solo per garantire la piena protezione dei diritti delle donne, ma per chiarire anche la sua candidatura a fare parte dell’Unione Europea.

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