Salvatore De Meo
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Dopo mesi di difficili negoziati, il 10 settembre le Commissioni agricoltura e ambiente di cui sono membro hanno votato il testo della strategia europea “Farm to Fork”, dal produttore al consumatore. Questa ambiziosa strategia, uno dei documenti chiave del Green Deal, ha l’obiettivo di guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. È la prima volta che l’Unione europea cerca di progettare una politica alimentare basata su misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando per la distribuzione. Il testo di compromesso approvato in Commissione è da ritenersi soddisfacente poiché rispetta gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economica di questa ambiziosa strategia. Tuttavia, rimangono alcune criticità su cui mi sono più volte espresso anche in passato. Ad esempio, il problema legato all’etichettatura fronte pacco. Se pur un sistema armonizzato europeo sia necessario per garantire una scelta consapevole del consumatore, ribadisco la mia contrarietà al Nutriscore, il sistema di etichettatura proposto dalla Francia e già adottato volontariamente in alcuni Stati, che, utilizzando l’immagine di un semaforo, classifica i prodotti in buoni o non buoni per la nostra salute. Per l’Italia questo significherebbe semaforo rosso per molte delle nostre eccellenze alimentari “Made in Italy” che sono parte integrante della dieta mediterranea. La strategia “Farm to Fork” impone l’obbligo agli Stati Membri di adottare un’etichetta fronte pacco comune, ma non è stato definito quale tipologia di etichetta debba essere adottata. Per questo motivo, Forza Italia sta lavorando con l’intento di proporre e sostenere un sistema alternativo al Nutriscore, in grado di fornire al consumatore informazioni chiare e corrette dove ogni alimento, nelle appropriate quantità, può avere un posto all’interno di un regime alimentare equilibrato. Un’etichetta ben fatta che consenta scelte consapevoli e responsabili avvicinando il consumatore al produttore, alla sua cultura, alle sue tradizioni. La forza dell’Europa sta anche nelle sue differenze alimentari: non possiamo consentire un’etichettatura che tenti di uniformare i gusti e le scelte dei consumatori demonizzando alcuni prodotti e svalorizzandone l’unicità.

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