Salvatore De Meo
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La recente notizia di un nuovo metodo di produzione della carne, che si propone di utilizzare stampanti 3D e di produrla in laboratorio, riaccende la forte preoccupazione di come con alcune iniziative si stia cercando di modificare il nostro modello alimentare ed il relativo sistema produttivo. L’ideatore di tale progetto è un italiano, Giuseppe Scionti, fondatore di Novameat, startup con sede a Barcellona che lavora proprio a questo obiettivo: creare una carne alternativa che imiti e superi per qualità i tagli più pregiati. Con una tecnica di stampa basata sulla microestrusione, infatti, Novameat è in grado di ricreare la fibrosità, la resistenza al taglio e la masticabilità del muscolo animale sostenendo che tale nuovo metodo di produzione possa portare anche ad un minore impatto ambientale con una significativa riduzione delle emissioni di CO2 e di acqua derivanti dalle forme tradizionali di allevamento. Pur volendo comprendere gli obiettivi di tali progetti in materia di impatto ambientale, come Forza Italia condividiamo le preoccupazioni delle nostre associazioni di categoria, tra le quali Coldiretti, e dei nostri allevatori che giustamente temono che le nuove tecnologie possano danneggiare un settore importante nella filiera agroalimentare con inevitabili conseguenze sociali ed economiche. Purtroppo la zootecnia continua ad essere messa sul banco degli imputati per essere ritenuta tra i settori maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici, ma tutti dimenticano che l’agricoltura in generale, quindi compresa anche la zootecnia, genera circa solo il 10% di tutte le emissioni di CO2. È chiaro però che anche questo settore deve fare la sua parte sia per migliorare le condizioni del benessere animale sia per favorire una transizione verde e contribuire al raggiungimento della neutralità climatica, ma questo non deve significare che un intero settore debba essere completamente demonizzato e sostituito da laboratori e stampanti. Gli allevamenti europei rappresentano un elemento di identità, di tradizioni e culture, e garantiscono anche un presidio delle zone rurali che senza di loro subirebbero ulteriormente lo spopolamento. Non è un caso che la Commissione Europa abbia recentemente lanciato una strategia sulle aree rurali proprio per salvaguardarle e valorizzarle.  La cosa che più mi ha incuriosito di questo progetto sperimentale è stato il riconoscimento di un finanziamento europeo nell’ambito del programma React-Eu, pari a 2 milioni di euro, che sarebbe stato concesso a due aziende olandesi. Per questo motivo ho presentato, nelle scorse settimane, un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea per sapere su quali basi scientifiche tale modalità di produzione venga considerata utile per la lotta ai cambiamenti climatici ed in che modo la Commissione giustifichi il finanziamento alla ricerca per la produzione di alimenti non ancora autorizzati a livello europeo come la carne prodotta in vitro. Infine, ho chiesto all’Esecutivo europeo quale impatto potrà avere la produzione di carne in laboratorio sul complessivo sistema agroalimentare ed in particolare su quello zootecnico. I fondi React-Eu, è bene ricordarlo, sono fondi che l’Unione europea mette a disposizione degli Stati membri prevalentemente per il finanziamento di progetti volti a favorire la ripresa economica e quindi, come Forza Italia, ci impegneremo sempre a vigilare che essi siano spesi correttamente a tutela dei consumatori europei ed italiani, e non, invece, utilizzati per il finanziamento di progetti non chiari e dall’oscuro obiettivo finale.

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