Salvatore De Meo
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Dopo tre anni di negoziato è stata votata, nella seduta plenaria di Strasburgo del 23 novembre scorso, la riforma della PAC, la nuova politica agricola comune, che andrà in vigore dal 1 gennaio 2023 raggiungendo un difficile compromesso su un testo che coniuga le esigenze della produzione e degli agricoltori con le sfide della transizione verde. Le risorse assegnate sono leggermente inferiori rispetto alla precedente programmazione, ma dobbiamo considerare che, a seguito della Brexit, c’è un contribuente in meno e, soprattutto, nel bilancio sono state assegnate risorse importanti alle azioni per la transizione verde e digitale. Dal confronto parlamentare sono emersi alcuni punti salienti: la nuova politica rafforza la biodiversità nel rispetto degli impegni ambientali e climatici del Green deal a cui è destinato almeno il 25% dei pagamenti diretti ed il 30% del fondo per lo sviluppo rurale; il 10% dei pagamenti diretti è ridistribuito in favore delle piccole e medie aziende agricole; si incentivano le aziende agricole di giovani; è stata fissata una riserva di crisi permanente di oltre 400 milioni di euro da usare in caso di crisi dei prezzi o mercati instabili; vengono stabilite sanzioni per chi viola le norme sul lavoro. Questa è una riforma che punta tutto sul cambiamento, riconoscendo agli agricoltori maggiori strumenti per poter compiere i notevoli sforzi che serviranno per aumentare ulteriormente la qualità delle produzioni e allo stesso tempo difendere clima e natura. Saranno i governi nazionali a dover fare un proprio Piano strategico dove indicare obiettivi e risultati e con cui procedere anche allo snellimento delle procedure. Forza Italia ha votato questa riforma perché crede che l'agricoltura sia un settore strategico dell’Unione europea, cosa che ha dimostrato con la sua resilienza nel periodo della pandemia, e, soprattutto, sia un settore che può contribuire concretamente alla lotta contro i cambiamenti climatici. Nell'insieme esprime un giudizio positivo anche se su alcune parti restano delle perplessità come, ad esempio, il riferimento ai vini dealcolati nel Regolamento OCM per i quali sarebbe stato preferibile una netta esclusione dalla PAC, ma su cui si continuerà a sollecitare la Commissione affinché, nella fase degli atti delegati, li identifichi in modo distinto e separato dai vini tradizionali.

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