Salvatore De Meo
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Dopo la decisione del Consiglio di Stato di mettere la parola fine al rinnovo automatico delle concessioni balneari a partire dal gennaio 2023, il mondo della balneazione è in agitazione e chiede di sollecitare un intervento risolutivo del Governo. A tal proposito, Forza Italia, da sempre impegnata a favore di un settore strategico per la nostra economia turistica, ha presentato le sue proposte alla Legge di Bilancio in sostegno delle imprese balneari chiedendo al Governo che si impegni, con un complessivo riordino della materia, ad escludere i balneari dalla Direttiva Bolkestein perché riferita a beni e non a servizi, tenendo conto della "valorizzazione dell'impresa, dell'avviamento commerciale e degli investimenti fatti sul territorio demaniale che ora non hanno un valore di ritorno".  Forza Italia non ha mai smesso di evidenziare come l'economia balneare rappresenti un patrimonio identitario e culturale della nostra Italia che va difeso anche per essere rappresentato da tantissime piccole aziende, a gestione familiare, con migliaia di posti lavoro da salvaguardare. I balneari, a mio avviso, nel corso degli ultimi anni sono stati purtroppo vittime di una negativa ed insistente campagna di comunicazione che, in ragione del condivisibile principio di concorrenza, li ha identificati come coloro che hanno solo sfruttato il demanio, che è di tutti, senza versare un adeguato canone e senza aver fatto investimenti corrispondenti al valore della concessione che, è evidente, dipende da come il concessionario ha realizzato e gestito la sua azienda. Nella Direttiva Bolkestein la necessità di garantire la concorrenza è giustificata anche in ragione della “scarsità della risorsa”, cosa che in Italia, purtroppo, non è stata ancora accertata, mentre è necessario procedere ad una puntuale mappatura di tutte le concessioni esistenti e verificare se ricorre la condizione prevista dalla direttiva comunitaria. In generale, io credo che su una questione così delicata non si possa generalizzare e non considerare che le tante imprese operanti sul demanio, in ragione di un legittimo affidamento, hanno operato investimenti e soprattutto fatto scelte di impresa e di vita alternative ad altri percorsi che a distanza di decenni non potrebbero essere ripresi. Voglio essere ancora più chiaro: la stragrande maggioranza delle imprese che operano sul demanio sono state costituite dagli anni 60 agli anni 90 sulla base di normative vigenti con cui le Autorità preposte hanno concesso loro porzioni del demanio su cui poi sono state realizzate le rispettive attività, non solo ricettive. Oggi il Governo deve salvaguardare tali attività, alle quali chiedere giustamente canoni e investimenti adeguati, ma, soprattutto, deve evitare che questo patrimonio nazionale fatto anche di tradizione e cultura, venga aggredito e sottratto dalle grandi imprese mondiali in nome di una concorrenza che rischia di essere non propriamente leale.

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