Salvatore De Meo
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Il 12 aprile ho avuto il piacere di incontrare a Bruxelles Sadhguru, uno dei leader spirituali più famosi al mondo che con la sua moto sta attraversando 26 Paesi per aumentare la consapevolezza generale sul degrado del suolo. "Non sono uno scienziato, non sono un ambientalista” – mi ha detto Sadhguri – “Appartengo alla terra e so che c'è una crisi del suolo”. Per questo, è partito dall'India per incontrare capi di Stato, politici, leader, scienziati e influencer condividendo la necessità che non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza considerare la salute del suolo. Il suo slogan è #savesoil e la volontà è quella di sensibilizzare il mondo oltre che sul cambiamento climatico anche sulla deforestazione, sull’urbanizzazione senza sosta, sull’inquinamento industriale, sul pascolo eccessivo e sulle pratiche agricole insostenibili perché è proprio a causa di questo che metà del suolo mondiale è già degradato. Questa perdita minaccia la qualità e l'approvvigionamento alimentare, la sicurezza idrica e la biodiversità, aumenta le emissioni di carbonio e i rischi legati al clima e può portare alla perdita di mezzi di sussistenza, conflitti e migrazioni. È stato un piacere confrontarmi con lui e ascoltare il suo appello sincero rivolto a tutte le istituzioni per un maggiore sostegno agli agricoltori, alla qualità del terreno dove produrre e alla sua protezione ricordando insieme che ciò che mangiamo è ciò che siamo. Le sue parole e le sue osservazioni non sono mai state una condanna nei confronti di qualcuno o la ricerca di qualche responsabile da condannare. La nostra conversazione è stata una piacevole sorpresa di come si possano sensibilizzare le coscienze di tutti ad una maggiore responsabilità verso l’ambiente in modo positivo e propositivo senza alcuna forma di strumentalizzazione o demagogia.

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