Salvatore De Meo
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto a Strasburgo il 3 maggio durante la plenaria del Parlamento Europeo per condividere un’analisi complessiva sull'Ue che in un delicato periodo storico, con diverse crisi sociali ed economiche causate dalla pandemia e dalla guerra, ha saputo certamente mostrare prontezza e determinazione, ma la vera prova la dovrà affrontare adesso. Quello che ha colpito del suo discorso, infatti, è stato il suo passaggio sulle istituzioni europee ritenute ormai “inadeguate per la realtà che ci si manifesta oggi davanti”. La nostra storia attuale e le sfide che l’UE si è prefissata per il futuro non possono trovare disaccordo con le parole di Mario Draghi: “Abbiamo bisogno” – ha affermato Draghi – “di un federalismo pragmatico che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso: dall’economia, all’energia, alla sicurezza. Se ciò richiede l’inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati, lo si abbracci con coraggio e con fiducia. Dobbiamo superare il principio dell’unanimità e muoverci verso decisioni prese a maggioranza qualificata”. La presa di posizione del nostro Presidente del Consiglio è stata netta: “La pandemia e la guerra hanno chiamato le istituzioni europee a responsabilità mai assunte fino ad ora. Il quadro geopolitico è in rapida e profonda trasformazione. Dobbiamo muoverci con la massima celerità e dobbiamo assicurarci che la gestione delle crisi che viviamo non ci porti al punto di partenza, ma permetta una transizione verso un modello economico e sociale più giusto e più sostenibile”. Dagli eventi tragici di questi anni, il presidente Draghi ha auspicato che l’Europa possa trarre insegnamento e forza per fare un passo in avanti: “Se sapremo immaginare un funzionamento più efficiente delle istituzioni europee che permetta di trovare soluzioni tempestive ai problemi dei cittadini, allora potremo consegnare loro un’Europa in cui potranno riconoscersi con orgoglio”. Al termine del suo discorso, ho condiviso quello che è stato un monito, ma anche un augurio ai cittadini e all’Europa stessa: “Dobbiamo mostrare che siamo in grado di guidare un’Europa all’altezza dei suoi valori, della sua storia, del suo ruolo nel mondo. Un’Europa più forte, coesa, sovrana, capace di prendere il futuro nelle proprie mani”.

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