Salvatore De Meo
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Di assalti al made in Italy enogastronomico ne subiamo tanti, dalla contraffazione all'italian sounding senza riuscire a contrastarli efficacemente. Ma uno ieri lo abbiamo respinto. E si trattava di fuoco amico, quello della commissione europea. Che ieri ha escluso alcuni alimenti fondamentali nella dieta mediterranea dalla lista nera dei prodotti per i quali non è possibile fare promozione. Un successo per l'Italia e per altri Paesi che si erano opposti a questa discriminazione che va contro identità e tradizioni alimentari.

La questione riguarda vino, carne, salumi e birra. Prodotti che inizialmente erano stati esclusi dal Regolamento 1144/2014 sulla Promozione dei prodotti agroalimentari per l'anno 2023 in quanto considerati cancerogeni o comunque dannosi per la salute. Questo avrebbe significato l'esclusione del Chianti Classico, della Chianina e del Prosciutto San Daniele dai finanziamenti europei della promozione previsti dal programma che solo per il prossimo anno vale 185,9 milioni di euro. «Un approccio ideologico che discrimina alimenti che fanno parte a pieno titolo della dieta mediterranea» secondo Coldiretti che con sollievo rileva che «la Commissione Europea nel rivedere ha eliminato gli elementi di penalizzazione per questi prodotti».

Naturalmente si tratta di una decisione parziale per quanto importante, che non esclude futuri nuovi attacchi a prodotti che, come fa notare Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, non sono ben visti dalla «propaganda del passaggio a una dieta unica mondiale, dove il cibo sintetico si candida a sostituire quello naturale».

Lo sbianchettamento di vino, carne e altri prodotti dalla lista di proscrizione europea è frutto di un laborioso lavoro di lobbying da parte dell'Italia e di altri otto governi europei tra i quali Francia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia, che a fine ottobre avevano votato contro la proposta da parte della commissione europea del Programma di lavoro annuale 2023 per la promozione dei prodotti agricoli e alimentari. La commissione ha così presentato un programma modificato che ha accolto l'obiezione di Roma, Parigi e Madrid. «Il lavoro fatto negli ultimi mesi - gioisce il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - ci ha portato a un confronto diretto con i commissari Ue Timmermans, Wojciechowski e Gentiloni, e quello fatto dal nostro Governo, ha rotto il fronte a livello europeo. È però necessario mantenere alta la guardia perché nel prossimo regolamento non si torni a demonizzare alcuni prodotti invece che lavorare a una corretta informazione sulla quantità di alimenti che devono essere consumati nell'arco della giornata».

«È una notizia importantissima per tutta la nazione, una vittoria che abbiamo ottenuto lottando con determinazione a difesa delle eccellenze italiane - scrive su Facebook il ministro per l'Agricoltura e la sovranità alim,entare Francesco Lollobrigida - Adesso ci sono anche più risorse economiche per le indicazioni geografiche, con altri due 2 milioni di euro, proprio come avevamo chiesto noi». «Il pericolo è passato, non senza aver dovuto sgomitare per far sì che questo accadesse - considera il presidente della commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo ed eurodeputato di Fi, Salvatore De Meo -. Prendo atto con soddisfazione che la commissione europea ha tolto carne e vino dalla lista degli alimenti ritenuti dannosi per la salute dopo averli considerati, irragionevolmente, nocivi». «Un altro punto a favore dei prodotti alimentari naturali e di qualità contro quelli artificiali», esulta l'eurodeputato di FdI- Ecr, Nicola Procaccini, responsabile ambiente ed energia di FdI d'Italia e componente della commissione agricoltura del Parlamento europeo.

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