Salvatore De Meo
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Ridare alle Province il riconoscimento del voto. L’onorevole Licia Ronzulli è pronta alla battaglia per l’abbandono della riforma Delrio: «Proponiamo l'elezione diretta dei presidenti di Provincia, senza il ballottaggio, nel caso il candidato superi il 40%. Va recuperato un rapporto fiduciario tra elettore e rappresentante delle istituzioni”.

La capogruppo al Senato di Forza Italia è convinta di riuscire in questa impresa. “Si darebbe maggiore forza agli amministratori combattendo l'abbandono del voto, perché gli elettori si senterebbero più coinvolti e responsabilizzati. Non solo. L'abolizione dei ballottaggi in caso di vittoria sopra il 40 per cento, risolverebbe anche il problema della mancanza di legittimazione di chi risultasse vincitore, pur essendo sconfitto al primo turno, solo grazie al fisiologico e sistematico crollo dell'affluenza”.

Per riuscirci la senatrice lavora a un disegno di legge. Tre articoli che prevedono l'elezione diretta del Presidente e del Consiglio della provincia oltre all'elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano, abolendo il ballottaggio, nel caso che il candidato superi il 40% dei voti, ed estendendo tale criterio anche ai comuni sopra i 15 mila abitanti.

“Con questa legge, che ha iniziato l'iter procedurale proprio in questi giorni, Forza Italia intende ridare dignità ad un'istituzione prevista dalla nostra Costituzione, parola agli elettori e, soprattutto, operatività ad un Ente che per troppo tempo non ha potuto rispondere alle molteplici esigenze di cui i territori necessitano” aggiunge Salvatore De Meo, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo.

“La legge Delrio del 2014 ha creato un vuoto istituzionale al quale Comuni ed altri Enti locali, ancora oggi, non sono pronti a sopperire. Ha discriminato i cittadini che non possono più votare i propri rappresentanti convinti che le province siano state 'cancellate’ e, inoltre, ha aumentato anche i costi in quanto la gran parte del personale, durante questi anni, è passato formalmente in quota all'Ente regione (rimanendo il più delle volte fisicamente nelle vecchie sedi delle province stesse) dove, trovando un contratto collettivo migliore, ha ottenuto un aumento di stipendio”.

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