Il 16 luglio 2024 è iniziata ufficialmente la decima legislatura del Parlamento europeo, la seconda per me in qualità di eurodeputato. Questo nuovo inizio ha rappresentato non solo una prosecuzione del lavoro già avviato nei quattro anni precedenti, ma anche un’occasione preziosa per consolidare un metodo e una visione politica che considero fondamentali in un momento così complesso per l’Unione Europea: un metodo basato su un impegno quotidiano fatto di ascolto attento, di concretezza operativa, di senso della responsabilità istituzionale e di una visione politica saldamente ancorata all’idea di un’Europa che non può permettersi di essere spettatrice passiva di fronte alle grandi trasformazioni in atto, ma deve invece tornare ad essere motore, guida e riferimento per i cittadini e per il mondo.
Nei primi dodici mesi di questa nuova legislatura, la mia attività parlamentare si è concentrata su temi rilevanti e, soprattutto, di attualità, sia per la politica estera che per il funzionamento interno dell’Unione. In particolare, sono diventato membro della commissione Sicurezza e difesa ed ho assunto il ruolo di Presidente della Delegazione per le relazioni con l’Assemblea parlamentare della NATO, un incarico di grande responsabilità e delicatezza, soprattutto in un’epoca in cui i temi della sicurezza, della difesa comune e della tenuta delle alleanze euro-atlantiche sono tornati con forza al centro del dibattito politico e strategico.
In un contesto segnato da guerre alle porte dell’Europa, da una crescente instabilità nel bacino mediterraneo e da sfide globali sempre più interconnesse, credo sia fondamentale che il Parlamento europeo continui a giocare un ruolo attivo nel rafforzare i legami transatlantici, promuovendo al tempo stesso un’autonomia strategica europea che non sia mai isolamento, ma consapevolezza del proprio potenziale e delle proprie responsabilità.
Parallelamente, ho proseguito il mio lavoro all’interno delle Commissioni Agricoltura (AGRI), Affari Costituzionali (AFCO) e Mercato Interno e Protezione dei Consumatori (IMCO), con l’obiettivo di contribuire in maniera costruttiva all’elaborazione di politiche che incidano concretamente sulla vita delle persone, tutelando il tessuto produttivo europeo, rafforzando il quadro democratico dell’Unione e migliorando le regole che disciplinano il nostro mercato interno, oggi più che mai sottoposto a pressioni esterne e interne che ne mettono a rischio la competitività.
Nel corso di questo primo anno di legislatura, mi è stato chiaro fin da subito che l’Europa si trova davanti a un bivio cruciale. Da una parte c’è la necessità urgente di affrontare questioni globali – come la crisi climatica, la transizione energetica, l’autonomia industriale, la gestione dei flussi migratori, la sicurezza comune e la difesa dello stato di diritto, in modo più coeso e strategico; dall’altra, il rischio concreto che tornino a prevalere approcci ideologici, rigidi e spesso strumentali, che nel corso della scorsa legislatura hanno finito per ostacolare soluzioni pragmatiche e condivise su dossier fondamentali.
In questa nuova fase, sento ancora più forte il dovere di contrastare questa deriva ideologica, che rischia non solo di rendere meno efficace l’azione legislativa, ma anche di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni europee, alimentando sfiducia e disillusione. L’Europa ha bisogno di una politica fatta di visione e responsabilità, ma anche capace di mediazione e di risultati concreti, non di contrapposizioni sterili che paralizzano il processo decisionale.
Tra i temi su cui ho concentrato con particolare attenzione il mio lavoro c’è quello della competitività europea, un ambito in cui l’azione del Parlamento ha trovato una bussola fondamentale nelle indicazioni offerte dai tre dossier elaborati negli scorsi mesi: il Rapporto Draghi, dedicato alla competitività dell’Unione nel contesto globale, il Rapporto Letta, incentrato sul futuro del mercato unico europeo e il Rapporto Niinisto, per rafforzare la resilienza civile e militare dell’Unione. Queste relazioni, diverse per impostazione, ma convergenti nelle conclusioni, hanno evidenziato con chiarezza che l’Europa non può più permettersi di muoversi lentamente o frammentata, se vuole restare protagonista sulla scena globale.
La questione della competitività non è una battaglia astratta o una priorità riservata alle imprese: riguarda, invece, la qualità dell’occupazione, la sostenibilità delle nostre filiere produttive, la nostra capacità di innovare, di attrarre investimenti, di garantire una transizione verde ed equa senza scaricare i costi su lavoratori e famiglie. Allo stesso modo, il rafforzamento del mercato interno, la semplificazione delle regole, la rimozione delle barriere ancora esistenti tra i Paesi membri sono passaggi necessari per costruire un’Europa davvero unita e capace di valorizzare le sue diversità, senza subirle, così come non è più rinviabile la necessità di creare condizioni oggettive per rafforzare la nostra capacità difensiva e di reagire ad eventuali emergenze civili.
Un capitolo importante del mio lavoro continua a essere il rapporto con i territori che rappresentiamo e da cui dobbiamo costantemente trarre indicazioni, richieste, stimoli. In questo anno ho incontrato amministratori, imprese, associazioni, scuole, cittadini, in decine di appuntamenti pubblici e privati, in convegni, conferenze e momenti di ascolto.
Credo profondamente che il compito di un eurodeputato non si esaurisca nei lavori d’aula o nelle riunioni di Commissione: deve essere anche quello di tradurre l’Europa in parole semplici, di renderla accessibile, vicina, concreta e, al tempo stesso, di portare a Bruxelles le istanze e le specificità dei nostri territori, evitando che restino ai margini delle grandi decisioni.
Questo primo anno della decima legislatura è stato intenso, denso di contenuti, di responsabilità e di sfide, oltre che di grande motivazione e consapevolezza. Continuerò il mio impegno per un’Europa più giusta, più competitiva e più vicina ai cittadini perché credo che, oggi più che mai, serva una classe politica all’altezza dei tempi che viviamo, una classe dirigente capace di visione, ma anche di umiltà, di coerenza, di apertura al dialogo, di coraggio e di ascolto.
L’Europa non è un progetto astratto, ma un orizzonte da costruire ogni giorno, con serietà, competenza e passione.









