La difesa è oggi il centro dell’agenda europea. In un contesto geopolitico sempre più complesso, l’Europa deve costruire una risposta comune alle sfide della sicurezza, unendo risorse, competenze e visione strategica.

La sicurezza dei nostri cittadini e delle nostre economie dipende dalla capacità dell’Unione di rispondere con prontezza e unità a minacce sempre più ibride e sofisticate.

Come Presidente della Delegazione UE-NATO e membro della Commissione Difesa del Parlamento europeo, considero questa sfida una delle priorità più urgenti del mio mandato. In plenaria a Strasburgo ho sostenuto con convinzione la risoluzione che chiede una risposta unita e proporzionata alle violazioni dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche europee da parte della Russia: un segnale chiaro che l’Unione non può più permettersi incertezze né divisioni quando si tratta di difendere la propria sicurezza.

In questa direzione va anche la Defence Readiness Roadmap 2030, la nuova tabella di marcia europea per una difesa più moderna, integrata e collaborativa. Tra i progetti comuni figurano il muro anti-drone, lo scudo aereo e quello spaziale, strumenti concreti per rafforzare la protezione del territorio europeo. Parallelamente, l’accordo raggiunto sul programma EDIP rappresenta un passo decisivo per consolidare la base industriale della difesa europea e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

Ma non basta potenziare le capacità: serve anche semplificare. Come relatore ombra per il Partito Popolare Europeo sto seguendo la proposta per accelerare il rilascio dei permessi e armonizzare le procedure amministrative nel comparto difesa, così da garantire tempi certi e ridurre gli ostacoli burocratici che oggi rallentano gli investimenti.

La sicurezza europea non può più essere delegata o rimandata. È tempo di realizzare la visione di De Gasperi e dello stesso Berlusconi: una difesa comune europea che non sostituisca la NATO, ma la rafforzi, rendendo l’Europa più autonoma, sicura e protagonista.