Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha richiamato tutti noi a un dovere che non può essere eluso: lavorare, senza ambiguità, per la costruzione della pace. Sergio Mattarella ha descritto con parole nette il dolore che attraversa l’Ucraina, il Medio Oriente e altre aree del mondo segnate dalla guerra, ricordandoci come il rifiuto della violenza e della sopraffazione sia il fondamento stesso della convivenza civile.

Quelle parole impegnano l’Italia e impegnano l’Europa. Come ha sottolineato il Capo dello Stato, la pace non è solo l’assenza di conflitto, ma un modo di pensare e di agire, che si traduce nella scelta del dialogo, nel rispetto del diritto internazionale e nella responsabilità delle istituzioni democratiche e dei singoli cittadini chiamati a fare la propria parte.

È questa la cornice dentro cui si colloca l’azione della nostra politica estera. L’Italia ha una collocazione chiara, che nasce dalla sua storia repubblicana: europeismo e atlantismo sono i due pilastri che hanno garantito sicurezza, sviluppo e credibilità internazionale al nostro Paese. Dalle parole di Mattarella emerge con forza il valore dell’Unione Europea come progetto di pace nato dalle macerie della guerra, così come l’importanza delle relazioni transatlantiche per la difesa dei valori di libertà e democrazia.

Nel 2026 celebreremo gli ottant’anni della Repubblica che nasce dalla volontà di costruire il futuro insieme, superando divisioni profonde. Proprio per questo il Presidente descrive la nostra Repubblica come una storia di successo con cui possiamo affrontare le sfide presenti e future.

Oggi quello stesso spirito deve guidarci nell’affrontare le crisi globali, contribuendo alla stabilità internazionale e sostenendo ogni iniziativa diplomatica volta a fermare le guerre, dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Sudan a ogni altro teatro di conflitto.

Questo impegno è anche il modo migliore per parlare ai giovani. Restituire loro fiducia nella politica significa dimostrare che l’Italia può essere protagonista nel mondo, coerente con i valori che l’hanno resa tra i fondatori della nuova Europa e portatrice di pace. Nessuna sfida globale è più forte della nostra democrazia, se sappiamo difenderla e rinnovarla ogni giorno.