Con il via libera definitivo arrivato il 23 febbraio in sede di Consiglio Agrifish, il pacchetto di sostegno per il settore vitivinicolo europeo è stato approvato, segnando un passaggio politico rilevante per uno dei comparti più identitari e strategici della nostra economia. Dopo l'intesa raggiunta con il Parlamento europeo, l'approvazione unanime dei 27 Stati membri rafforza un messaggio chiaro: il vino europeo merita strumenti adeguati per affrontare le sfide del presente.
Il pacchetto introduce misure operative per rispondere al calo dei consumi, alla crescente competizione internazionale e agli effetti sempre più incisivi dei cambiamenti climatici, rafforzando quanto già previsto nella versione iniziale dell'accordo. Gli Stati membri potranno aumentare fino all'80% il sostegno europeo agli investimenti destinati alla mitigazione e all'adattamento climatico, accelerando la transizione verso una produzione più sostenibile.
Saranno inoltre utilizzabili fondi UE per la rimozione definitiva delle viti al fine di stabilizzare la produzione e meglio allineare domanda e offerta, mentre viene fissato al 25% per ciascun Paese il tetto massimo del sostegno nazionale alla distillazione e alla vendemmia verde.
L'accordo aggiorna le denominazioni dei vini a bassa gradazione o analcolici, chiarendo l'uso di termini come "zero alcol" per prodotti sotto lo 0,5%, "0,0%" per quelli sotto lo 0,05% e "a tenore alcolico ridotto" per le versioni con almeno il 30% in meno rispetto allo standard. Vengono semplificate e armonizzate le norme sull'etichettatura in tutta l'UE, anche attraverso strumenti digitali e pittogrammi, riducendo gli oneri amministrativi e favorendo gli scambi, con maggiore flessibilità per i vini destinati all'export. Rafforzato anche il sostegno contro le fitopatie e per lo sviluppo dell'enoturismo e dei prodotti aromatizzati.
Si tratta di una scelta politica che rafforza la competitività del vino europeo e offre un sostegno concreto anche al comparto italiano. Il vino europeo rappresenta lavoro, territori e identità. È questa l'Europa che vogliamo, meno ideologica e più vicina a chi produce, capace di intervenire con strumenti efficaci per tutelare uno dei pilastri della nostra economia agricola.









