Le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’instabilità in Medio Oriente riportano con forza al centro del dibattito europeo e nella sessione plenaria a Bruxelles di fine marzo il tema dell’autonomia strategica energetica e della sua connessione diretta con la competitività economica e la sicurezza.
Eventi geopolitici lontani dai nostri confini producono effetti immediati sulle bollette, sull’inflazione e sulla capacità delle imprese europee di competere, dimostrando quanto la sicurezza energetica sia oggi una questione di politica industriale e di difesa.
La dipendenza europea dai combustibili fossili espone le economie a shock esterni e volatilità dei prezzi. I rincari dell’energia si traducono in costi di produzione più alti, minore competitività industriale e rischi di delocalizzazione.
La transizione energetica non è più soltanto un imperativo ambientale, ma una strategia concreta di sicurezza economica e geopolitica.
Il Green Deal e il piano REPowerEU hanno ridotto la vulnerabilità europea, con una crescita delle rinnovabili e una maggiore efficienza energetica. Tuttavia, per raggiungere un’autonomia strategica piena, è necessario guardare anche al nucleare civile, un’opzione che può garantire energia stabile, affidabile e a basso impatto di prezzo, integrando le rinnovabili e riducendo ulteriormente la dipendenza da fornitori esteri.
Forza Italia e il Partito Popolare Europeo stanno lavorando attivamente per promuovere politiche che combinino nucleare, rinnovabili e infrastrutture intelligenti, rafforzando così la sicurezza energetica e la resilienza industriale europea.
Questa visione si collega anche alla dimensione difensiva. In quanto membro della Commissione Sicurezza e Difesa del Parlamento europeo, seguo con attenzione come l’autonomia strategica energetica incida sulla capacità dell’Europa di esercitare una politica di difesa credibile e indipendente.
La vulnerabilità energetica si riflette sulla libertà di azione dell’Unione in scenari geopolitici complessi; ridurre le dipendenze critiche significa avere più margini di manovra politica e militare, evitando che crisi esterne condizionino le scelte europee.
Competitività e autonomia strategica sono dunque strettamente connesse. Un’Europa più autonoma dal punto di vista energetico è anche più competitiva, capace di attrarre investimenti, sostenere l’industria e proteggere la propria sicurezza nazionale e collettiva.
La crisi di marzo 2026 conferma che investire in rinnovabili, nucleare, efficienza ed elettrificazione non è soltanto una scelta climatica, ma una strategia di lungo periodo per garantire crescita economica, stabilità dei prezzi e indipendenza geopolitica.









