L'agroalimentare rappresenta uno dei settori strategici per l'economia europea e, in particolare, per l'Italia, che può contare su un patrimonio di produzioni di qualità, tradizioni e competenze riconosciute in tutto il mondo. Per valorizzare questo patrimonio non basta chiedere ai nostri produttori di rispettare standard elevati, ma dobbiamo anche metterli nelle condizioni di promuovere i propri prodotti, raggiungere nuovi mercati e competere a livello internazionale. È proprio questo l'obiettivo della relazione sulla politica europea di promozione agroalimentare, di cui sono relatore al Parlamento europeo e che il 5 ottobre abbiamo approvato in Commissione Agricoltura (AGRI). Un risultato importante, che rappresenta un passo avanti verso una politica di promozione più efficace, accessibile e vicina alle esigenze delle imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. Con questa relazione abbiamo chiesto maggiori risorse, procedure più semplici e meno oneri burocratici, affinché un numero crescente di produttori possa beneficiare degli strumenti europei per valorizzare le proprie eccellenze, sia nel mercato unico sia nei Paesi terzi. Abbiamo inoltre ribadito la necessità di tutelare le produzioni di qualità e le Indicazioni Geografiche, difendendo un principio per me fondamentale, secondo cui nessun prodotto o comparto agroalimentare deve essere penalizzato o escluso sulla base di valutazioni ideologiche, a partire da settori importanti per l'economia italiana come il vino e la carne. Ma sostenere la competitività delle nostre imprese significa anche garantire loro stabilità e prospettive di lungo periodo. Per questo, parallelamente al lavoro sulla promozione agroalimentare, continua il nostro impegno per la difesa della Politica agricola comune (PAC) nel prossimo bilancio europeo 2028-2034. La proposta di una nuova architettura finanziaria, che prevede l'inserimento della PAC in un fondo unico insieme ad altre politiche europee, solleva infatti forti preoccupazioni per il rischio di indebolirne l'autonomia e la certezza delle risorse. Come PPE abbiamo ribadito il 23 ottobre in Commissione Agricoltura che senza garanzie concrete e vincolanti sui finanziamenti destinati alla PAC non possiamo sostenere questa impostazione. Anche i circa 45 miliardi di euro che la Commissione europea ha proposto di rendere disponibili in anticipo devono tradursi in impegni effettivi, accompagnati da una quota di risorse chiaramente destinata alle aree rurali. Sono due aspetti della stessa sfida, che richiede da una parte di aiutare le nostre imprese a valorizzare e commercializzare i propri prodotti e dall'altra di assicurare agli agricoltori le risorse necessarie per continuare a investire e produrre. Difendere l'agricoltura europea significa tutelare il Made in Italy, la sicurezza alimentare e il futuro dei nostri territori rurali. È su queste priorità che continuerò a lavorare in Parlamento europeo, affinché le politiche dell'Unione rappresentino un sostegno concreto per chi ogni giorno contribuisce alla crescita e alla qualità delle nostre produzioni.









