L’aumento dei prezzi dei carburanti e dei costi di produzione sta mettendo a dura prova numerose imprese italiane, in particolare nei settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca, alimentando preoccupazioni e proteste che richiedono risposte concrete. Nelle ultime settimane, soprattutto nel Mezzogiorno, autotrasportatori e agricoltori hanno dato vita a manifestazioni e presìdi per chiedere interventi contro il caro gasolio, evidenziando le difficoltà di chi ogni giorno garantisce il trasporto delle merci e la continuità delle nostre filiere produttive. Mobilitazioni che, pur avendo provocato in alcuni casi disagi alla circolazione e agli approvvigionamenti, hanno richiamato l'attenzione su problemi reali, ai quali è necessario rispondere attraverso il dialogo e il confronto con le categorie. Per affrontare queste difficoltà, il Governo, anche grazie al contributo di Forza Italia, è intervenuto il 22 ottobre con un nuovo decreto-legge, prevedendo importanti misure di sostegno. Per l’autotrasporto sono stati mobilitati circa 480 milioni di euro di crediti d’imposta, ai quali si aggiungono ulteriori 60 milioni per i rincari più recenti, insieme a strumenti per sostenere la liquidità delle imprese e adeguare le tariffe all’aumento del gasolio. Sono stati inoltre destinati 60 milioni all’agricoltura e 10 milioni alla pesca, per alleggerire il peso dei costi del carburante e sostenere la continuità delle attività produttive. Sono interventi importanti, frutto anche del confronto con le associazioni di categoria, che ha portato alla sospensione di alcune proteste, in particolare in Sicilia e Calabria. Una prima risposta concreta, che deve inserirsi in un impegno più ampio a tutela delle nostre filiere. È quanto ho avuto modo di ribadire anche durante una recente visita a un’importante realtà agroalimentare della Regione Lazio, confrontandomi direttamente con gli operatori agricoli sulle sfide che stanno affrontando, dall’aumento dei costi dei fertilizzanti e dei carburanti alle normative europee che rischiano di incidere sulla loro capacità produttiva. Per questo, accanto agli interventi nazionali, è fondamentale continuare a lavorare in Europa per garantire condizioni di concorrenza eque e il rispetto del principio di reciprocità, affinché i prodotti importati rispettino gli stessi standard richiesti ai nostri agricoltori. Difendere chi produce significa tutelare il lavoro, la competitività delle imprese e la nostra autonomia e sicurezza alimentare, attraverso politiche capaci di accompagnare le transizioni senza penalizzare settori strategici per il Paese. È un impegno che continuerò a portare avanti anche al Parlamento europeo, dando voce alle esigenze che raccolgo direttamente dalle imprese e dagli operatori dei nostri territori.









