La transizione ecologica rappresenta una delle principali sfide per il futuro dell’Europa, ma il raggiungimento degli obiettivi ambientali deve andare di pari passo con la tutela della nostra capacità produttiva. Le imprese europee, già alle prese con costi energetici elevati e una crescente concorrenza internazionale, hanno bisogno di regole che accompagnino il cambiamento senza compromettere investimenti, occupazione e competitività. In questa direzione va il voto del 22 ottobre al Parlamento europeo di Strasburgo, con il quale abbiamo approvato una proposta di revisione dei parametri del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) relativi al calore e ai combustibili per il periodo 2026-2030, prevedendo circa 99 milioni di quote gratuite aggiuntive per gli impianti industriali interessati. Un intervento volto ad alleggerire i costi delle emissioni e correggere alcune criticità delle regole attuali, con particolare attenzione a settori come la ceramica e i materiali refrattari, importanti anche per il nostro sistema manifatturiero. Il percorso legislativo non è ancora concluso e il testo dovrà essere negoziato con il Consiglio dell’Unione europea. Proprio in vista di questo confronto, il nostro Segretario nazionale Antonio Tajani ha sottolineato la necessità di una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle quote gratuite, affinché il sostegno possa essere esteso anche ad altri comparti industriali, come quello chimico, evitando vincoli eccessivamente rigidi nella destinazione delle risorse. È un'impostazione che condivido, perché la politica climatica europea non può essere separata da una vera politica industriale. Dobbiamo certamente proseguire nel percorso di decarbonizzazione, ma evitando che gli oneri della transizione penalizzino le nostre imprese rispetto ai concorrenti extraeuropei, spesso soggetti a standard ambientali meno stringenti. La sfida dei prossimi anni sarà quindi costruire un'Europa capace di coniugare sostenibilità, innovazione e competitività, attraverso regole più equilibrate e strumenti adeguati a sostenere chi investe e produce. Difendere l'industria europea significa anche difendere il lavoro, le nostre filiere e l'autonomia economica dell'Unione, affinché la transizione rappresenti un'opportunità di crescita e non un ulteriore fattore di svantaggio competitivo.









