Il 16 settembre, durante la plenaria di Strasburgo, abbiamo ascoltato il Discorso sullo Stato dell’Unione della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, un appuntamento importante per fare il punto sul percorso dell’Unione e indicare le priorità da affrontare nei prossimi mesi.
Il quadro delineato dalla Presidente restituisce un’Europa chiamata a essere più forte e indipendente in uno scenario internazionale sempre più complesso.
Tra i passaggi che ho apprezzato maggiormente c’è sicuramente quello dedicato alla competitività e al completamento del mercato unico, accompagnato dalla necessità di accelerare le procedure e ridurre gli oneri burocratici che ancora frenano le nostre imprese.
Positivo anche il richiamo alla neutralità tecnologica sul fronte energetico. Questo significa contribuire a ridurre le dipendenze esterne e investire nella capacità europea di produrre energia attraverso tutte le tecnologie disponibili, dalle rinnovabili al nucleare, con l’obiettivo di garantire maggiore autonomia e costi più sostenibili per famiglie e imprese.
Il suo discorso ha dedicato ampio spazio anche alla sicurezza, che oggi non può essere interpretata soltanto in termini di difesa militare. Cyberattacchi, minacce ibride, disinformazione e guerra cognitiva rappresentano rischi sempre più concreti per le nostre democrazie, soprattutto in un contesto digitale che coinvolge direttamente anche le giovani generazioni.
Allo stesso modo, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede all’Europa capacità proprie e regole che consentano di coglierne le opportunità mantenendo il controllo nelle mani delle persone.
Restano però alcuni aspetti sui quali mi sarei aspettato maggiore attenzione. Penso soprattutto all’agricoltura e all’automotive, due filiere strategiche che stanno affrontando sfide enormi e che hanno bisogno di risposte europee più concrete.
È proprio la concretezza il punto sul quale dobbiamo insistere. Il SOTEU ha indicato obiettivi e prospettive condivisibili, ma i buoni propositi non bastano se poi imprese e cittadini devono aspettare anni per vederne gli effetti.
L’Europa ha bisogno di meno distanza tra ciò che annuncia e ciò che riesce effettivamente a realizzare. Dobbiamo essere più veloci nelle decisioni, più attenti alla competitività delle nostre imprese e più capaci di rispondere alle esigenze reali dei cittadini e dei territori.
Un’Europa più forte passa soprattutto dalla capacità di trasformare le strategie in risultati concreti.









