Salvatore De Meo
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INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

Qui potrai guardare tutte le mie interviste, i miei interventi al Parlamento europeo a Bruxelles, in plenaria a Strasburgo e nelle varie trasmissioni televisive e radiofoniche. Potrai, inoltre, ascoltare i miei podcast e leggere la rassegna stampa con gli articoli di giornale che mi riguardano.

INTERVISTE

WEB

GIORNALI

LA PIZZA NAPOLETANA DIVENTA STG, SPECIALITÀ TRADIZIONALE GARANTITA

LA PIZZA NAPOLETANA DIVENTA STG, SPECIALITÀ TRADIZIONALE GARANTITA

Se c’è un simbolo del Made in Italy nel mondo da sempre è sicuramente la pizza che non smette di crescere sia dal punto di vista del business, sia da quello gourmet e della ristorazione per un fatturato che vale oltre 15 miliardi di euro all’anno. Proprio per tutelare le nostre eccellenze l’Europa ha approvato la richiesta dell'Italia di garantire la protezione con riserva del nome per la “Pizza Napoletana” STG ossia Specialità Tradizionale Garantita.
La tutela europea della pizza, infatti, è contenuta nella Gazzetta ufficiale, dove il 28 novembre è stato pubblicato il Regolamento di esecuzione Ue 2022/2313 che ha approvato la richiesta italiana. Per beneficiare della denominazione STG un prodotto agricolo o alimentare deve essere conforme al disciplinare e può essere registrato con o senza l'uso riservato del nome.
Questa dicitura ora potrà essere utilizzata sulle confezioni o nei menù di ristoranti e pizzerie in Italia e nell'Unione Europea solo se saranno garantite alcune caratteristiche relative alla preparazione: le ore minime di lievitazione, la stesura a mano della pasta, le modalità di farcitura, la cottura esclusivamente in forno a legna a una temperatura di 485°C e l'altezza del cornicione di 1-2 cm, con il controllo di un Ente terzo di certificazione.
I limiti riguardano anche l'utilizzo di materie prime di base, che devono essere Made in Italy come l'olio extravergine d'oliva, il basilico fresco, la Mozzarella di Bufala Campana Dop oppure la Mozzarella tradizionale STG. I pomodori, invece, possono essere pelati, oppure pomodorini freschi. Questo riconoscimento alla pizza napoletana è una grande vittoria per le produzioni italiane nella battaglia per la tutela dei marchi e delle specialità.
Ora nessuno potrà scrivere nel menù “pizza napoletana” se non rispetterà le regole previste dal disciplinare di produzione su ingredienti, metodi di preparazione e cottura. Qualora la pizza napoletana, infatti, non corrispondesse al disciplinare di produzione, sarà considerato un illecito sul quale l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (ICQRF) è già al lavoro per dettagliare gli aspetti tecnici e per aggiornare le relative disposizioni sanzionatorie inerenti alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari.

COVID E CINA: LA RISPOSTA EUROPEA PER CONTRASTARE L’AUMENTO DEI CASI

COVID E CINA: LA RISPOSTA EUROPEA PER CONTRASTARE L’AUMENTO DEI CASI

L’aumento dei casi Covid rilevato sui passeggeri provenienti dalla Cina richiede una concreta risposta europea per contrastare il possibile aumento dei casi nel nostro continente. Con i colleghi Comi, Mussolini, Patriciello, Salini e Vuolo, anche alla luce delle disposizioni di Italia, Francia e Spagna sull’obbligo dei tamponi ed il relativo sequenziamento del virus per tutti i passeggeri provenienti dalla Cina, ho scritto, ad inizio 2023, alla Commissione europea chiedendo l’adozione di una strategia europea per uniformare le misure di prevenzione e screening dei passeggeri in arrivo dalla Cina e l’attuazione di un sistema coordinato al fine di monitorare le eventuali varianti individuate durante i controlli effettuati negli aeroporti europei.
Inoltre, abbiamo chiesto alla Commissione di avere una nuova valutazione da parte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie dopo le dichiarazioni fatte nelle settimane precedenti dal medesimo in cui si reputava ingiustificata l’introduzione di uno screening obbligatorio per i viaggiatori in arrivo dal Paese orientale.
L’alta percentuale di passeggeri che arriva in Europa proprio dalla Cina e risultati positivi in diversi aeroporti, rischiava e rischia di mettere in discussione l’enorme sforzo che l’Unione europea sta portando avanti, da oltre due anni, per contrastare l’ondata pandemica che ha significato più di un milione di decessi e ingenti danni all’economia.
I rappresentanti dei 27 Stati membri proprio nelle scorse settimane hanno raggiunto un accordo sulle restrizioni da imporre ai viaggiatori in arrivo dalla Cina con raccomandazioni che vanno dall’utilizzo delle mascherine a bordo, al monitoraggio delle acque reflue negli aeroporti fino ovviamente al rafforzamento dei controlli interni con test casuali su chi atterra nell’Ue. Una sorta di “approccio coordinato” contro la recrudescenza della pandemia in Cina che tuteli però i cittadini europei da una possibile e pericolosa nuova ondata pandemica che nessuno si augura, ma che, soprattutto, renderebbe davvero complicata, se non impossibile, la lenta ripartenza europea.

IL SISTEMA DELLE “LOOT BOXES”: LE SCATOLE PREMIO SONO UN RISCHIO PER GLI UTENTI MINORENNI

IL SISTEMA DELLE “LOOT BOXES”: LE SCATOLE PREMIO SONO UN RISCHIO PER GLI UTENTI MINORENNI

Il 18 gennaio scorso, a Strasburgo, abbiamo approvato una relazione che chiede norme UE armonizzate per fornire una migliore protezione agli utenti del settore dei videogiochi online.
Durante il dibattito, sono intervenuto per sottolineare il riconoscimento di un settore, quello dei videogiochi, come essenziale all’interno del mercato unico digitale europeo. L’industria dei videogiochi, infatti, è tra le più grandi al mondo con oltre 2,8 miliardi di consumatori che giocano regolarmente tra cui bambini, adolescenti e adulti per un fatturato, dati alla mano, di oltre 15 miliardi di dollari solo nel 2020. La crescita più rapida è avvenuta proprio in Europa, contribuendo allo sviluppo di nuove tecnologie e generando oltre 90.000 posti di lavoro.
Alla luce di questo ultimo dato, non possiamo ignorare i risvolti pericolosi di un uso improprio e poco moderato dei videogiochi che possono avere un impatto negativo su relazioni sociali, salute mentale, lavoro e rendimento accademico.
Nel mio intervento ho voluto porre l’attenzione sulle “loot boxes”, scatole premio o pacchetti a sorpresa di contenuti digitali che si possono acquistare con denaro reale mentre si gioca online. L’oggetto di ogni loot box è casuale e può comprendere contenuti di gioco che permettono ai giocatori vantaggi oppure offrono oggetti da utilizzare sempre nel gioco. I consumatori però non hanno modo di sapere cosa contengono le scatole fino a quando non le hanno acquistate.
È ormai evidente e confermato da molti studi scientifici la correlazione tra il gioco d’azzardo e il sistema delle loot boxes, sottolineando come queste siano in grado di condizionare, soprattutto gli utenti minorenni, spingendoli a compiere delle micro transazioni e innescando, in essi, meccanismi di dipendenza e disturbo da gioco.
A riguardo, ho evidenziato quanto sia doveroso che la Commissione valuti se l'attuale quadro normativo per quanto riguarda le loot boxes e gli acquisti in-game sia sufficiente, sollevando la questione da eurodeputato, ma anche da genitore: è nostra responsabilità, infatti, monitorare e contrastare qualsiasi eventuale pratica commerciale ingannevole e manipolativa che minacci i consumatori e quelli che, in questo caso, potrebbero essere i nostri figli.
Il Parlamento con la sua risoluzione ha invitato la Commissione ad analizzare il modo in cui vengono vendute le loot boxes e ad adottare le misure necessarie per realizzare un approccio europeo comune in modo da garantire la protezione a tutti i consumatori.

CASE GREEN? SI’, MA NON DEVE ESSERE UNA PENALIZZAZIONE PER I PROPRIETARI

CASE GREEN? SI’, MA NON DEVE ESSERE UNA PENALIZZAZIONE PER I PROPRIETARI

La proposta di revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, presentata dalla Commissione europea per allineare la normativa dell’Unione in materia di clima ed energia all’obiettivo della riduzione delle emissioni nette di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030, nella prospettiva del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, porterebbe ad obblighi stringenti non solo per gli edifici di nuova costruzione ma anche per quelli già esistenti per i quali esistono oggettive difficoltà sulla tempistica.
La proposta per le “case green” prevedrebbe una doppia scadenza: l’obbligo di passaggio alla classe energetica E entro il 2030, e, successivamente, prima del 2033, il passaggio alla classe D. Come ha avuto già modo di ribadire in più occasioni il Presidente Berlusconi, per noi di Forza Italia, pur condividendo gli obiettivi di sostenibilità ambientale, la casa è sacra così come abbiamo a cuore il lavoro degli imprenditori italiani ed europei. Per questo motivo la nostra delegazione a Bruxelles, anche all’interno del Gruppo del Partito popolare europeo, è fortemente impegnata affinché si realizzi una proposta che tuteli l’ambiente, ma non a discapito di cittadini e imprenditori che, da un momento all’altro, sarebbero obbligati ad affrontare, con tempi e costi irragionevoli, dei lavori sostanziali di riqualificazione delle loro abitazioni.
Il parco immobili del nostro Paese è, in media, più vecchio di quello europeo: circa il 60% degli edifici italiani si trova oggi in fascia energetica F o G. Questo significherebbe, qualora la proposta di direttiva venisse approvata così com’è, importanti lavori di ristrutturazione su più della metà dei condomini italiani, da qui al 2033, con evidenti ed oggettive difficoltà anche nel reperimento delle materie prime. Inoltre, determinerebbe una distorsione del mercato così come già avvenuto nell’applicazione del superbonus edilizio.
Non possiamo non evidenziare come gran parte del nostro patrimonio edilizio sia rappresentato da edifici e centri storici tutelati per i quali alcuni interventi risulterebbero impattanti e costosi oltre a richiedere procedure lunghe e complesse per l’attuale normativa vigente. Per questo, già dal prossimo 9 febbraio, durante la riunione della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, sosterremo con forza gli emendamenti già presentati per evitare, soprattutto, il diktat imposto dal testo sulla perentorietà delle scadenze entro le quali bisogna eseguire i lavori. È importante preoccuparsi della salute dell’ambiente tanto quanto è importante preoccuparsi delle tasche dei cittadini europei.

LA NUOVA PAC, APPENA ENTRATA IN VIGORE, RISCHIA DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA

LA NUOVA PAC, APPENA ENTRATA IN VIGORE, RISCHIA DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA

In uno scambio di opinioni con Janusz Wojciechowski, il Commissario per l'Agricoltura, sulle conseguenze dell'inflazione sul bilancio della PAC, entrata in vigore il primo gennaio 2023, ho voluto porre l’accento su alcune questioni per non rischiare di far diventare la PAC un fallimento.
Come ho evidenziato al Commissario, infatti, quando è stato adottato il budget (2021-2027) lo scenario era ancora quello di un’inflazione annuale massima al 2%. Ad oggi, invece, abbiamo visto picchi fino al 25%.
Ad ottobre 2022, Farm Europe ha evidenziato come il valore reale della PAC fosse stato ridotto di quasi 85 milioni di euro, nel periodo 2021-2027, rispetto ai valori del 2020, con il rischio che oltre un terzo dei fondi andasse di fatto perso nel 2027.
Negli ultimi anni abbiamo continuato a rassicurare i nostri agricoltori che l’impatto del Green Deal o della strategia Farm to Fork sarebbero state compensate dalla PAC, ma, in realtà, come ho chiesto al Commissario, questa garanzia potrebbe essere messa in discussione. A questo cambiamento di scenario non dimentichiamo gli ulteriori impatti sul settore dalle possibili proposte di revisione del Regolamento sui pesticidi o per le emissioni industriali, le ipotesi di un’etichettatura fronte pacco fuorviante o la continua discriminazione di prodotti come carne e latticini. Che credibilità abbiamo agli occhi dei nostri agricoltori?
A riguardo ho sollecitato il Commissario Wojciechowski a dare risposte chiare per far vedere che l’Europa è affianco agli agricoltori e non contro di essi, ma, soprattutto, per scongiurare protezionismi e chiusure che avrebbero un impatto sull’intero progetto europeo.
Al termine del mio intervento in Commissione AGRI, ho voluto ritornare su una questione per me molto importante e per la quale avevo già scritto al Commissario assieme ad altri colleghi. Si tratta del ritardo, ingiustificato, nella presentazione della proposta di revisione della politica di promozione, un elemento importante della PAC e per le prospettive di crescita delle aziende agricole europee. Purtroppo, infatti, ad oggi non sappiamo ancora quando verrà presentata la proposta e lo stesso Commissario non è stato in grado di dare una risposta esaustiva in merito.
Al termine dell’incontro con il Commissario europeo all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ciò che è risultato evidente è la crescita fuori controllo e non prevista dell'inflazione che potrebbe compromettere le risorse assegnate alla PAC motivo per cui tutti abbiamo sostenuto la necessità di valutare la possibilità, nel corso del 2023, di rivedere al rialzo il quadro finanziario pluriennale per far fronte ai sempre più crescenti costi di produzione per gli agricoltori.

LA FOLLE TESI IRLANDESE: BERE UN BICCHIERE DI VINO È DANNOSO QUANTO FUMARE UNA SIGARETTA

LA FOLLE TESI IRLANDESE: BERE UN BICCHIERE DI VINO È DANNOSO QUANTO FUMARE UNA SIGARETTA

La decisione dell’Irlanda di apporre su tutte le bottiglie di alcol, vino compreso, etichette che avvertano dei rischi legati al consumo di queste bevande, è assurda ed ingiustificata.
Mentre in tutti i Paesi europei è prevista la pubblicazione degli ingredienti e dei valori nutrizionali su tutti i prodotti alcolici nel rispetto delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, solo l’Irlanda ha deciso di aggiungere in etichetta anche le avvertenze sanitarie.
L’intento è ovviamente quello di scoraggiare il consumo di alcol, ma è oggettivo il danno che tale modalità di etichettatura vada a compiere nella produzione di vino in Europa e, soprattutto, in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, che, con un mercato da 14 miliardi di euro, risulta tra i primi produttori al mondo e seconda proprio nell’esportazione.
È necessario distinguere le varie tipologie di alcol e, soprattutto, considerare il vino non una semplice bevanda ma un prodotto che rappresenta la cultura dello stare insieme, l’identità e la tradizione di interi territori europei.
Questa decisione irlandese è una pericolosa fuga in avanti da parte di un Paese membro e segna un precedente estremamente pericoloso in tema di etichettatura con messaggi allarmistici e fuorvianti al pari della famosa etichetta a semaforo del Nutriscore.
Proprio per questo, nelle scorse settimane, con tutta la delegazione di Forza Italia a Bruxelles, ho inoltrato un’interrogazione alla Commissione chiedendo di intervenire per bloccare tale proposta perché potrebbe impattare sul mercato interno rischiando quindi di portare ingenti perdite economiche al settore vitivinicolo europeo. Nell’interpellanza abbiamo evidenziato come, già a luglio 2022, l’Irlanda avesse notificato alla Commissione una bozza di legge in merito registrando però il parere negativo di 14 Stati membri, alla luce soprattutto del fatto che l’Unione europea sta lavorando da anni per cercare di armonizzare l’etichettatura di bevande e alimenti.
Altro aspetto che abbiamo voluto evidenziare alla Commissione è quello dell’esistenza di studi scientifici che dimostrano, invece, i benefici di un consumo moderato di vino, in particolare sul rischio cardiovascolare. Ciò che tengo sempre a precisare, infatti, è la differenza tra uso ed abuso: un bicchiere di vino non fa assolutamente male, un consumo smoderato, di qualsiasi cosa, ovviamente sì. Non può e non deve passare il messaggio che l’Irlanda rischia di veicolare ricalcandone il modello di etichettatura e cioè che un bicchiere di vino possa essere pericoloso quanto una sigaretta. Con questa decisione l’Irlanda mette in discussione i principi del mercato unico mentre riteniamo che l’Unione europea debba insistere sulle azioni di educazione alimentare all’interno delle quali sensibilizzare anche il consumo moderato e responsabile dell’alcol e, soprattutto, distinguere le diverse tipologie per le quali ci sono oggettive e sostanziali differenze.

ELEZIONE DIRETTA DELLE PROVINCE, LA PROPOSTA DI FORZA ITALIA

ELEZIONE DIRETTA DELLE PROVINCE, LA PROPOSTA DI FORZA ITALIA

La riforma Delrio del 2014, durante il Governo Renzi, è stata un vero e proprio bluff da ogni punto di vista. Il tentativo di semplificare il sistema riducendo le competenze delle province, infatti, si è rivelato non funzionale in quanto ha creato un vuoto istituzionale al quale Comuni ed altri Enti locali, ancora oggi, non sono pronti a sopperire oltre ad aver anche discriminato i cittadini che non possono più votare e scegliere i propri rappresentanti convinti che le province siano state “cancellate”. Non solo, stiamo parlando di una riforma che avrebbe dovuto anche ridurre i costi della spesa pubblica che, invece, sono aumentati perché gran parte del personale delle province, pur restando fisicamente nelle vecchie sedi, è transitata formalmente nei ruoli delle regioni con un contratto collettivo migliore ed uno stipendio maggiore.
Forza Italia non ha mai condiviso questa riforma Delrio ed è per questo che, grazie alla senatrice Licia Ronzulli, capogruppo al Senato, ha presentato un disegno di legge con tre articoli che prevedono l’elezione diretta del Presidente e del Consiglio della provincia oltre all’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano, abolendo il ballottaggio, nel caso che il candidato superi il 40% dei voti, ed estendendo tale criterio anche ai comuni sopra i 15 mila abitanti.
Con questa proposta di legge, che ha iniziato l’iter procedurale nelle scorse settimane, Forza Italia intende ridare dignità ad un’istituzione prevista dalla nostra Costituzione, parola agli elettori e, soprattutto, vera operatività ad un Ente che per troppo tempo non ha potuto rispondere alle molteplici esigenze di cui i territori necessitano. In passato, da Sindaco e consigliere provinciale, ho avuto modo di apprezzare e partecipare al funzionamento delle province, prima dell’applicazione della cosiddetta legge Delrio, quale soggetto istituzionale capace di ridurre le distanze tra lo Stato, le Regioni ed i Comuni a cui sempre più i cittadini si rivolgevano per qualsiasi tipo di esigenza. Con il DDL di Forza Italia le Province ritorneranno finalmente ad avere quel ruolo cruciale per valorizzare ancor di più i nostri territori.

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

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STATO DI DIRITTO: UN ATTACCO AI MEDIA È UN ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

STATO DI DIRITTO: UN ATTACCO AI MEDIA È UN ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

I giornalisti oggi rappresentano i propagatori della democrazia e della libertà, sono promotori dell’integrazione, della crescita culturale, della coesione, della trasparenza e dell’uguaglianza. Se si difendono il pluralismo e la libertà dei media viene da sé che si tuteli anche lo Stato di diritto spronando chi detiene posizioni di potere e le istituzioni stesse a rispondere del proprio operato.

Le pressioni di alcuni governi o il controllo sui media purtroppo compromettono ancora sia la libertà di parola e di espressione sia la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni. L’Europa deve significativamente ribadire il suo impegno e la sua determinazione portando avanti proposte concrete volte a contrastare le azioni intimidatorie contro i giornalisti emanando adeguati provvedimenti che possano eliminare l’abuso di strumenti legali o non contro la libertà di informazione.

Nel mio intervento a Strasburgo durante la plenaria, ho voluto porre l’accento sui dati della Federazione internazionale dei giornalisti che hanno già documentato 59 omicidi di professionisti dei media nel 2022, 12 in più rispetto al 2021. Ancora più sconcertante è che nove omicidi di giornalisti su dieci restano tutt’ora impuniti.

Sono dati allarmanti, soprattutto se vengono associati anche ai tantissimi episodi di violenza ed intimidazione ai danni di chi sceglie di raccontare la verità, tutelando e rafforzando di conseguenza la nostra democrazia.

La libertà di espressione, la libertà dei media e il pluralismo sono sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE nonché dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

È evidente che esiste un collegamento tra la libertà di stampa e lo stato di diritto dove promuovere e difendere lo stato di diritto significa anche promuovere e difendere la libertà di stampa e tutti coloro che si adoperano per questa libertà.

Una cosa è certa: nonostante le diverse iniziative europee, dobbiamo essere più determinati ed incisivi di quanto non lo siamo stati nel caso della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa pochi anni fa oppure nei riguardi dell’attuale aggressione russa o delle rivolte in Iran dove giornalisti, cameramen e fotografi vengono uccisi o arrestati per occultare la verità in favore di una propaganda fatta di disinformazione e manipolazione.

In un periodo storico in cui l’informazione è garanzia di libertà, di coesione, di vicinanza, di conoscenza, la libertà di stampa rimane uno dei capisaldi dello stato diritto e, in quanto tale, va promossa e difesa perché non ci può essere democrazia senza libertà e pluralismo dei media. Un attacco ai media è un attacco alla democrazia.

PARITÀ DI DIRITTI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ, C’È ANCORA MOLTO DA FARE

PARITÀ DI DIRITTI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ, C’È ANCORA MOLTO DA FARE

Sono 87 milioni le persone nell’UE che hanno una disabilità; oltre il 50 % di esse si sente vittima di discriminazione; solo il 50,8 % ha un lavoro; il 40,9 % non riesce a pagare spese impreviste; oltre un milione di persone sotto i 65 anni vive in istituti. Sono dati su cui bisogna assolutamente riflettere e su cui l’Europa deve lavorare.

Come ho voluto sottolineare davanti all’emiciclo in seduta plenaria, siamo tutti d’accordo che la disabilità è un’innegabile condizione di svantaggio che, per milioni di persone, rende più difficoltosa la vita quotidiana ed il loro inserimento nella società. Purtroppo a distanza di anni e nonostante numerosi provvedimenti europei e nazionali, non sempre coordinati tra loro, dobbiamo prendere atto, e i dati citati ne sono la prova, che c’è ancora molto da fare ma, soprattutto, dobbiamo prendere atto di dover combattere e abbattere le barriere culturali dell’indifferenza oltre che della discriminazione.

Come spesso sottolineo, la disabilità è solo negli occhi di chi la vuol vedere creando barriere sociali molto più difficili da superare rispetto a quelle materiali.
Una barriera fisica può essere abbattuta, difficile, invece, rimuovere una barriera fatta di incomprensione, indifferenza e, spesso, ignoranza e maleducazione.

La risoluzione proposta dalla Commissione si propone di portare un cambiamento positivo nella vita delle persone con disabilità nell’UE e non solo. Ogni persona deve essere libera dalle discriminazioni e in grado di godere dei propri diritti in un’Unione dell’uguaglianza, così come di accedere a un’istruzione di qualità, ottenere un lavoro, viaggiare e compiere scelte senza ostacoli. Si basa su politiche attive di inclusione per garantire percorsi di autonomia, guardando soprattutto al “dopo di noi”, forse la fase più difficile non solo per la persona disabile, ma anche per i suoi familiari che vivono, in maniera anche più sofferta, il disagio e l’incertezza di avere fattive condizioni di inclusione.

RIFORMA IMBALLAGGI: CON SOLO IMBALLAGGI A RENDERE SI RISCHIA RITORNO AL PASSATO

RIFORMA IMBALLAGGI: CON SOLO IMBALLAGGI A RENDERE SI RISCHIA RITORNO AL PASSATO

È abbastanza evidente quanto gli imballaggi abbiano oggi un grande impatto sull'ambiente e siano tra i prodotti che consumano più materiali grezzi. Inoltre, i rifiuti che ne derivano inquinano l'aria, il suolo e rappresentano circa la metà dei rifiuti marini. Basti pensare che, in media, ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all'anno.

La produzione di imballaggi e la gestione dei loro rifiuti costituiscono un settore economicamente complesso e importante che genera un fatturato totale di 370 miliardi di euro nell'UE. Per questo sono fondamentali e hanno il potenziale per trasformare l'Europa in un'economia circolare pulita e sostenibile, in linea con il Green Deal europeo. L'attuale direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, introdotta nel 1994, non è riuscita però a ridimensionare gli aspetti negativi sull'ambiente.

Nelle scorse settimane la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione con l’intento di armonizzare le misure nazionali, proteggere l'ambiente e garantire il buon funzionamento del mercato interno. Tale proposta impone agli Stati membri di garantire che gli imballaggi immessi sul mercato dell'UE soddisfino una serie di requisiti essenziali relativi alla fabbricazione, all'etichettatura e alla loro natura riutilizzabile e recuperabile attraverso il riciclaggio dei materiali, il recupero di energia o il compostaggio.

Le imprese quindi dovranno offrire ai consumatori una determinata percentuale dei loro prodotti in imballaggi riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per i cibi e le bevande da asporto o per le consegne relative al commercio elettronico.

Vi sarà, inoltre, in una certa misura, la standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili. Per affrontare il problema di quelli inutili, inoltre, saranno vietate alcune forme di imballaggio, ad esempio quelli monouso per cibi e bevande consumati all'interno di ristoranti e caffè, quelli monouso per frutta e verdura, i flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel.

Molte misure sono volte a rendere gli imballaggi totalmente riciclabili entro il 2030, ciò include la definizione di criteri di progettazione per gli imballaggi, la creazione di sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio e chiarire quali tipologie molto limitate di imballaggi dovranno essere compostabili, in modo che i consumatori possano gettarli nell'organico.

Questa bozza di testo del Regolamento della Commissione europea, nella parte riguardante la disciplina della produzione di imballaggi, per come è concepita, rischia di danneggiare numerose filiere strategiche del tessuto economico italiano ed europeo. In sintesi, infatti, la Riforma, spinta da un’impostazione fortemente ideologica, punta ad agevolare solo il riutilizzo degli imballaggi, escludendo di fatto tutti quelli riciclati, nei quali l’Italia è leader in Europa e sui quali sono destinate anche molte risorse del PNRR.

Ragion per cui ritengo che questa proposta rischia di riportarci indietro di cinquant’anni sconvolgendo i settori come quello dell’agricoltura, dell’HORECA e della logistica, con l’immediato pericolo, nel caso fosse accolta, di pesanti perdite di posti di lavoro. Inoltre, un altro aspetto da non sottovalutare è l’approccio annunciato nella bozza che potrebbe impattare anche sulla sicurezza alimentare e sulla salute dei cittadini in quanto gli imballaggi dei prodotti proteggono, conservano e informano i consumatori, garantendone tracciabilità e igiene.

Forza Italia fin da subito ha voluto fare la propria parte a Bruxelles per far capire che il principio della Riforma, ovvero la pretesa ideologica di rivoluzionare il settore europeo degli imballaggi, mostra palesemente il limite critico dell’Unione europea di non riuscire a coniugare i condivisibili obiettivi di sostenibilità con le reali esigenze dei cittadini e delle imprese.

GLI OBIETTIVI COME PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL PARLAMENTO EUROPEO

GLI OBIETTIVI COME PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Quando lo scorso ottobre sono stato eletto presidente della Commissione affari costituzionali (AFCO) ero consapevole dell’importanza di questo ruolo e della necessità di dare priorità, fino a fine legislatura, alle proposte ricevute in occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa da parte dei nostri cittadini, per i quali continuo a lavorare affinché si rafforzi il loro legame con l’Ue in quanto questa Commissione è quella che più di tutte può dare concretezza alle loro richieste di cambiamento.

La Commissione AFCO, infatti, supervisiona gli aspetti istituzionali del processo di integrazione europea, in particolare l'attuazione e la modifica dei Trattati, ma è anche la Commissione competente per le questioni relative al Regolamento interno del Parlamento europeo che disciplina tutti gli aspetti procedurali ed amministrativi i quali trovano applicazione quotidiana nei lavori parlamentari.

Spesso percepite da tanti come troppo astratte, le questioni relative alle Istituzioni ed ai meccanismi decisionali dell'Unione sono in realtà fondamentali per gli sforzi volti a raggiungere gli obiettivi politici sostenuti dai cittadini dell'Unione europea.
Durante questa legislatura, la mia Commissione si sta concentrando su come rendere l'UE più efficiente, democratica e trasparente proprio perché la priorità rimane quella di avvicinarla sempre di più ai cittadini.

A questo aspetto si affianca un tema assai dibattuto nell’ultimo periodo: la revisione dei trattati su cui si fonda l’Europa ed il suo funzionamento. In molti si domandano se sia possibile aprire un tavolo di riforma dell'Unione che preveda la riforma di questi ultimi o se si dovrà cercare di riformare il funzionamento dell’UE anche senza poter intervenire direttamente su di essi.

Il Parlamento europeo è stato chiaro: c’è bisogno di una modifica che vada nella direzione richiesta dai cittadini in occasione della Conferenza sul Futuro dell’Europa in modo da assicurare che le loro istanze siano ben rappresentate dalle Istituzioni europee. Come ho sempre palesato, io sono fermamente a favore di riforme che aumentino la dimensione democratica del Parlamento e che rendano i processi decisionali più trasparenti e rapidi.

Tra le altre riforme richieste dai cittadini, che implicano necessariamente la revisione dei trattati, c’è anche la richiesta per un voto a maggioranza qualificata in Consiglio su determinate materia o quella per una maggiore capacità dell'UE di agire negli affari esteri in modo unitario oppure il riconoscimento del diritto di iniziativa legislativa al Parlamento europeo.

L'ultima riforma globale dei trattati europei risale infatti al 2009, anno in cui è entrato in forza il Trattato di Lisbona.
Risulta rilevante quindi mettere mano alle disposizioni contenute nei trattati al fine di renderle più aderenti con le sfide che l’UE si trova ad affrontare e le opportunità che le si pongono dinanzi. È importante, infine, sottolineare che, per far sì che ciò si realizzi, abbiamo bisogno di un approccio concreto e realistico che assicuri una sintesi delle istanze dei cittadini europei ed un miglioramento in termini di trasparenza dei processi decisionali e dei meccanismi europei.

Il mio impegno come Presidente della Commissione AFCO sarà anche quello di rendere l’Europa una macchina burocratica più veloce ed efficiente possibile in modo da riuscire a dare ascolto alle preoccupazioni ed ai bisogni di tutti i cittadini italiani ed europei.

DIFENDIAMO L’EUROPA DALLE PERICOLOSE INGERENZE STRANIERE

DIFENDIAMO L’EUROPA DALLE PERICOLOSE INGERENZE STRANIERE

In queste settimane difficili la Presidente Metsola ha sottolineato spesso come la democrazia europea sia costantemente sotto attacco.

Il Qatargate è solo il più clamoroso caso di come, da anni, le forze straniere tentino di infilarsi nei nostri processi decisionali per influenzare o cambiare le sorti dell’Europa o le proprie. Non è un caso se abbiamo istituito una Commissione speciale (INGE), di cui faccio parte, proprio per analizzare i tentativi di queste interferenze. Lo abbiamo visto con la demagogia diffusa in occasione della Brexit oppure con i tentativi da parte di Russia o Cina di minare i nostri valori fondamentali.

Come ho evidenziato durante il mio intervento al parlamento di Strasburgo, in questo scenario di rischi non dobbiamo sottovalutare il collegamento tra le ingerenze straniere e la nostra autonomia energetica, alimentare o finanziaria. È evidente che ci sono alcuni regimi che per motivi economici o energetici, per esempio, cercano di limitare i nostri principi e la nostra democrazia.

A questi tentativi dobbiamo rispondere con strategie che portino la nostra Unione europea ad essere sempre più autonoma per fronteggiare qualsiasi minaccia esterna che tenti di indebolirci.

Purtroppo oggi assistiamo ad un grave episodio di corruzione all’interno di quella che è la nostra “casa” e mi auguro che i responsabili di queste condotte non restino impuniti, ma, soprattutto, che si faccia subito chiarezza per evitare di distruggere la credibilità della nostra istituzione. Una credibilità costruita con impegno, sacrificio e tante lotte e che forse fa paura a qualcuno.

In questo momento più che mai dobbiamo reagire per difendere proprio la credibilità delle nostre istituzioni e di tutta l’Unione europea non solo verso l’esterno, ma anche verso i nostri cittadini che ci chiedono un’Europa più forte, più vicina, più credibile.

POLITICA DI PROMOZIONE DELL’AGROALIMENTARE EUROPEO: SI POTEVA FARE MEGLIO, MA TUTELATI CARNE E VINO

POLITICA DI PROMOZIONE DELL’AGROALIMENTARE EUROPEO: SI POTEVA FARE MEGLIO, MA TUTELATI CARNE E VINO

La politica di promozione agroalimentare dell’Europa aiuta tutti i produttori a vendere i loro prodotti nel mercato mondiale sempre più competitivo favorendo anche l'occupazione e la crescita del mercato interno. È una politica fondamentale anche per rendere i consumatori più consapevoli degli sforzi fatti dagli agricoltori europei per fornire prodotti di qualità. Siamo in attesa della riforma di questa politica ed io sono stato indicato come relatore per il Parlamento.
La preoccupazione maggiore sta nella premessa della riforma stessa ossia l’intenzione di allineare anche la politica di promozione alle diverse strategie europee con il rischio che alcuni prodotti, come ad esempio carne e vino, possano essere esclusi dalla possibilità di accedere ai relativi fondi europei.
Nel frattempo la Commissione europea ha annunciato il programma annuale per la promozione dei prodotti agroalimentari dell’Ue per il 2023 con uno stanziamento di 186 milioni di euro senza alcuna esclusione. Il relativo bando sarà pubblicato a gennaio sul sito dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca. Si tratta di una bella notizia perché escludere carne e vino dai programmi di promozione avrebbe significato un durissimo colpo ad intere filiere.
Questo ripensamento salvaguarda il comparto delle carni e dei vini italiani che rischiavano di essere ingiustamente penalizzati e che, al contrario, devono essere ancor di più sostenuti soprattutto dopo la crisi post pandemica, gli affanni causati dal conflitto bellico e la conseguente crisi energetica.
Forza Italia si è sempre schierata in prima linea, durante questi mesi di dibattito, per spiegare la differenza tra “uso” ed “abuso” e la validità della dieta mediterranea, evidenziando l’importanza di un consumo moderato e responsabile così come la necessità di aumentare le azioni di educazione alimentare. È evidente che la nostra attenzione a salvaguardia del Made in Italy continuerà ad esserci soprattutto perché siamo ancora in attesa della riforma della politica di promozione e della decisione su etichettatura che per il momento è stata rinviata alla fine del 2023, ma che sicuramente ci troverà fermamente contrari all’ipotesi del Nutriscore.
In qualità di relatore sulla riforma della politica di promozione, avrei preferito che il programma annuale venisse negoziato in parallelo alla proposta di riforma che doveva essere già pubblicata a maggio 2022 e sul cui ritardo la Commissione europea non si è ancora espressa nonostante le nostre numerose sollecitazioni. Ritengo che la politica di promozione non debba discriminare alcun prodotto e che i progetti debbano essere valutati e approvati solo sulla base del merito, ma, soprattutto, che le varie strategie europee, tutte riconducibili al Green deal, non debbano penalizzare il sistema agroalimentare e ridurre la sua capacità produttiva perché questo significherebbe aumentare la nostra dipendenza alimentare da Paesi terzi.

QATARGATE, I PRINCIPI E I VALORI DEL PARLAMENTO EUROPEO NON SIANO MESSI IN DISCUSSIONE

QATARGATE, I PRINCIPI E I VALORI DEL PARLAMENTO EUROPEO NON SIANO MESSI IN DISCUSSIONE

Inutile negare che il Qatargate sia il più grave scandalo nella storia dell’Unione europea proprio perché ha colpito al cuore l’integrità di una delle sue massime istituzioni.

Se non si trattasse di una vergognosa realtà, ci sarebbero tutti gli ingredienti per la trama di un film giallo: corruzione, interessi privati, accordi economici e potere. Tutte cose che vanno nella direzione opposta rispetto agli ideali e ai principi dell’Unione europea e del suo Parlamento.

In questi giorni si è aperta una ferita troppo grande e profonda che rischia non solo di macchiare in maniera indelebile la reputazione di una istituzione, ma anche di comprometterne in futuro l’immagine e l’operato. La faccenda non ha bisogno di ulteriori commenti rispetto a quelli già fatti dalla presidente Metsola, ma ciò che ho trovato ancora più discutibile è stato l’atteggiamento di tanti nel voler fare di tutta l’erba un fascio.

Alcune delle persone indagate sono italiane, ma ciò non vuol dire che rappresentino l’Italia. Condannare un partito o, peggio, una nazione per le colpe dei singoli è ingiusto e irrispettoso dell’integrità di chi, invece, pur con ideali e valori diversi, svolge il suo lavoro con professionalità e rettitudine.

Durante il proprio discorso all’emiciclo del Parlamento, la Presidente Metsola ha spiegato che tutte le istituzioni di Bruxelles collaboreranno con la magistratura e la polizia del Belgio per fare chiarezza, ma è necessario e fondamentale rendere maggiormente sicuro il sistema di controllo parlamentare.

Come Presidente della Commissione Affari Costituzionali, infatti, e su invito proprio della Presidente Metsola, lavoreremo per implementare nuove regole di trasparenza e controllo apportando le dovute modifiche al Regolamento del Parlamento europeo. Abbiamo già avviato un lavoro di revisione che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi affinché Paesi o soggetti malintenzionati non abbiano più lo spazio per agire, rafforzando le norme interne sulla trasparenza delle lobby e delle situazioni patrimoniali dei parlamentari o di chiunque operi nelle Istituzioni europee.

Nel frattempo, ci auguriamo che la magistratura faccia subito chiarezza per evitare facili strumentalizzazioni e generalizzazioni, ma, soprattutto, per scongiurare una pericolosa azione di delegittimazione dell’UE la cui credibilità è frutto di anni di impegno, sacrificio e non può essere compromessa da fatti gravi, ma circoscritti e circostanziati.

La battuta d’arresto che, inevitabilmente, ha subito il Parlamento europeo non deve fermare quelli che sono stati da sempre i suoi principi, la sua etica, la sua morale, ma, anzi, deve essere uno stimolo a reagire.
In un periodo storico in cui la pandemia e i conflitti bellici stanno mettendo a dura prova tutte le economie, in un contesto globale in cui la crisi climatica rischia di compromettere il nostro futuro, il Parlamento europeo ha saputo stimolare l’Europa in modo costruttivo e risolutivo dando grande prova di competenza e di affidabilità ai cittadini.

Le sfide che stiamo affrontando e che affronteremo sono troppo grandi per permetterci di non rinnovare la fiducia e la stima a tutte le istituzioni europee, soprattutto all’unica che concretamente rappresenta in maniera democratica la vera voce di ogni cittadino.

ELEZIONI REGIONALI, FORZA ITALIA E IL CENTRODESTRA: DOPO DIECI ANNI DI IMMOBILISMO NEL LAZIO, INVERTIAMO LA ROTTA

ELEZIONI REGIONALI, FORZA ITALIA E IL CENTRODESTRA: DOPO DIECI ANNI DI IMMOBILISMO NEL LAZIO, INVERTIAMO LA ROTTA

In una sala gremita e con moltissime bandiere a sventolare, Forza Italia ha aperto, il 16 dicembre a Roma, la sua campagna elettorale per il Lazio. La manifestazione ha visto anche l’intervento telefonico del presidente Berlusconi e la presenza del vice presidente del Consiglio Antonio Tajani insieme a Claudio Fazzone, Alessandro Battilocchio, Maurizio Gasparri e altri esponenti del partito.

 

Chiara e diretta la linea tracciata da Forza Italia: "Il Lazio ha bisogno di una svolta, merita un governo all'altezza di una regione che ospita la Capitale e tante bellezze naturali e artistiche, tante realtà di ricerca tecnologica e produttiva, agricoltura di qualità. Noi daremo il nostro contributo con un programma concreto e incisivo: la politica del fare che ci ha sempre caratterizzato" – questo l’intervento del presidente Berlusconi che ha aggiunto: "I nostri militanti, i nostri giovani, le nostre azzurre, i nostri seniores saranno fortemente impegnati in questa prova elettorale. La classe dirigente di Forza Italia potrà dare un contributo fondamentale per il buon governo della Regione Lazio perché abbiamo all'interno del nostro movimento individualità di assoluto valore".

 

Ho particolarmente apprezzato l’intervento del senatore Fazzone che ha sottolineato come, in questi ultimi anni, la sanità nel Lazio sia stata fortemente distrutta e mal gestita così come non è stata affrontata l’emergenza rifiuti né la carenza di infrastrutture che sta compromettendo soprattutto le potenzialità dei territori delle province che, invece, vanno messi in grado di essere perfettamente integrati con la capitale.

 

Veniamo da dieci anni di assoluto immobilismo, ora è necessario invertire la rotta, agire e riportare la nostra Regione dove merita. Certamente governare il Lazio rappresenta una sfida di complessità enorme, ma è anche una sfida che dobbiamo vincere per i nostri cittadini e per i nostri territori da troppi anni privi di risposte concrete e di soluzioni adeguate. 

 

Il centrodestra è una alleanza plurale, ma unita, nella quale Forza Italia continua a rappresentare il centro liberale e cristiano, garantista, europeista e occidentale. Nel Lazio, come a livello nazionale, infatti, FI costituisce una parte essenziale dell'alleanza di centrodestra, un'alleanza alla quale gli elettori hanno affidato il compito di guidare il Paese e molte delle più importanti regioni italiane, tra le quali confido si aggiungerà presto anche la mia regione.

 

Il Lazio ha davvero bisogno di una svolta e Forza Italia, con la sua classe dirigente capace e motivata, saprà dare il suo contributo prezioso per la vittoria del centro destra e per la crescita della Regione dopo anni di approssimazione.

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

Qui potrai guardare tutte le mie interviste, i miei interventi al Parlamento europeo a Bruxelles, in plenaria a Strasburgo e nelle varie trasmissioni televisive e radiofoniche. Potrai, inoltre, ascoltare i miei podcast e leggere la rassegna stampa con gli articoli di giornale che mi riguardano.

INTERVISTE

WEB

GIORNALI

L’IMPORTANZA DEL VOTO PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO, RAPPRESENTANTI DEL NOSTRO PAESE NEL MONDO

L’IMPORTANZA DEL VOTO PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO, RAPPRESENTANTI DEL NOSTRO PAESE NEL MONDO

Ciò che è successo nelle scorse elezioni di settembre ha davvero del vergognoso: tanti nostri connazionali residenti all’estero e iscritti all’AIRE sono stati privati del loro diritto al voto a causa di problematiche ancora da chiarire. Avendo seguito con grande attenzione le dinamiche elettorali in qualità di responsabile del Dipartimento Italiani all’estero di Forza Italia, ho avuto modo di riscontrare, tramite le mie interlocuzioni con candidati e cittadini italiani iscritti all’AIRE, che, purtroppo, a ridosso della scadenza per il voto all’estero, molti di questi hanno lamentato la mancata ricezione a domicilio del plico elettorale, necessario alla votazione per corrispondenza, e difficoltà ad avere un tempestivo riscontro dalle competenti sedi consolari che, verosimilmente, hanno registrato oggettive difficoltà nell’espletamento dei tanti adempimenti propedeutici al voto in ragione sia dell’anticipazione della data delle elezioni, ma anche per un loro depotenziamento avuto negli anni. La consegna tardiva o addirittura mancata del plico elettorale ha ovviamente e comprensibilmente generato un sentimento di sfiducia dei nostri connazionali e, soprattutto, alimentato il dubbio sul possibile rischio dei brogli elettorali da più parti denunciato. A tal proposito, prima della data delle elezioni, svoltesi il 25 settembre, ho scritto all’allora ministro degli Esteri Di Maio affinché si adoperasse per garantire il tempestivo invio del plico e permettesse così ai nostri connazionali di poter esercitare, in tempo utile, il loro diritto al voto. A quella lettera non ho mai avuto risposta mentre è stato tempestivo il neo Ministro degli Esteri e Vice Premier, on. Antonio Tajani, che, a poche ore dalla sua nomina, ha accolto il mio invito ad un confronto con i responsabili di Forza Italia nel mondo per raccogliere le loro testimonianze sulle suddette difficoltà ed iniziare da subito a valutare quali possibili cambiamenti adottare per migliorare l’esercizio del diritto al voto all’estero ed evitare ogni possibile forma di broglio. Nella riunione, a cui hanno partecipato Fucsia Nissoli Fitzgerald (Nord e Centro America), Antonio Cenini (Europa), Andrea Dorini (America Sud), Rocco Papapietro -Verdevita (Asia, Africa, Oceania, Antartide) e Luigi Billé (membro del CGIE), sono state presentate al ministro Tajani alcune proposte programmatiche, elaborate dal Dipartimento di Forza Italia, tra cui la riforma del sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, il rafforzamento della rete consolare, la valorizzazione del turismo delle radici, la promozione del Made in Italy, la diffusione della lingua e della cultura italiane ed il potenziamento degli strumenti di assistenza e sostegno alle fasce più deboli dei nostri connazionali residenti all’estero.

L’IMPEGNO DI FORZA ITALIA AL GOVERNO E PER I TERRITORI

L’IMPEGNO DI FORZA ITALIA AL GOVERNO E PER I TERRITORI

L’emergenza per il nostro Paese è sicuramente quella relativa alle questioni economiche. Le famiglie e le imprese non possono essere lasciate da sole e devono essere aiutate in maniera concreta. Forza Italia sta lavorando in concerto con l’esecutivo del Governo per dare agli italiani risposte vere su bollette, lavoro, pensioni e fisco. La Legge di bilancio punta proprio a rafforzare la crescita economica, a supportare famiglie e imprese, a stimolare il mercato del lavoro, ad aiutare quindi concretamente tutti gli italiani. Forza Italia ha contribuito in maniera determinante a costruire questa Legge di bilancio che prevede 35 miliardi per le misure volte a sostenere cittadini e imprese in difficoltà per il caro energia, ma anche nell’incentivo per l'assunzione di donne, di under 36 e nell'applicazione della flat tax o la “tregua fiscale”. Una manovra obbligata e adatta con misure specifiche e concrete per tutti, ma anche l’inizio di un percorso che, per i prossimi 5 anni, porterà Forza Italia a rispondere, insieme al nuovo Governo, a tutte le criticità che stanno penalizzando e rallentando la crescita economica e sociale del nostro Paese. Sono soddisfatto per l'introduzione nella Legge di Bilancio dell'innalzamento delle pensioni minime a 600 euro, una misura fortemente voluta da Forza Italia per dare un reale sostegno a tutti quegli anziani che purtroppo si trovano in grave difficoltà. Allo stesso modo, sono contento per quanto previsto in merito al reddito di cittadinanza: un taglio graduale per consentire un inserimento progressivo nel mondo del lavoro con l'introduzione di sgravi per chi assume i percettori di reddito. Sono misure che Forza Italia ha sempre sostenuto e su cui si è sempre espressa in maniera chiara andando a tutelare la necessità ed il diritto di tutti di lavorare ed essere utili per la società. Il nuovo Governo, con la spinta di Forza Italia, unico partito di centro destra che fa perno sui valori cristiani, liberali, europeisti ed atlantisti, può e sta dando la giusta spinta al nostro Paese. Tra queste, è stata per me ulteriore soddisfazione personale la nomina del senatore Claudio Fazzone alla presidenza della Commissione Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni e innovazione tecnologica. Sono certo che saprà dimostrare le capacità che in questi anni, anche grazie ad una fervida abnegazione, lo hanno sempre contraddistinto presso le Istituzioni politiche del nostro Paese. La sua determinazione, concretezza e il riconosciuto pragmatismo saranno senza ombra di dubbio un valore aggiunto nella guida di una Commissione strategica per il futuro dell’Italia, ma, soprattutto, per quello dei nostri territori a cui ha sempre dato autorevole voce ed a cui non ha mai mancato di fornire il suo sostegno mettendosi sempre in prima linea. Questa nomina, inoltre, è un segno di come il territorio del sud pontino continui a rappresentare un punto fermo per Forza Italia nello scenario politico nazionale e la dimostrazione ulteriore di come sia costante la vicinanza ed il lavoro degli esponenti di Forza Italia con le amministrazioni e, soprattutto, con i cittadini. Sono certo che tutte le figure del nostro partito, soprattutto quelle che occupano incarichi di vertice, siano valide ed autorevoli e sicuro che, da ora ai prossimi 5 anni, sapranno dare quel giusto supporto al Governo per andare tutti verso l’unica strada percorribile: quella della ripresa e del rilancio del nostro Paese non solo a livello europeo, ma anche nello scenario internazionale.

I MERCATI ALL’INGROSSO, SOGGETTI STRATEGICI FONDAMENTALI DA TUTELARE

I MERCATI ALL’INGROSSO, SOGGETTI STRATEGICI FONDAMENTALI DA TUTELARE

Il Parlamento ed il Consiglio europeo, nello scorso giugno, hanno raggiunto l’accordo per l’approvazione di nuove norme che hanno lo scopo di rafforzare il livello di preparazione delle infrastrutture critiche e strategiche di fronte a una serie di minacce, tra cui i rischi naturali, gli attacchi terroristici, il sabotaggio o le emergenze sanitarie come la recente pandemia di Covid-19. In Europa, le infrastrutture critiche sono ormai oggetto di una serie di sollecitazioni che rendono necessario un continuo rafforzamento delle stesse oltre a una serie di innovazioni proiettate ad una migliore prevenzione e mitigazione dei possibili rischi. Era necessario quindi porre un nuovo approccio nei confronti delle infrastrutture critiche, più ampio ed inclusivo, che potesse consentire agli Stati membri di affrontare abilmente le interdipendenze transfrontaliere e i potenziali effetti di una qualsiasi minaccia. Il 22 novembre scorso, il Parlamento europeo ha approvato l’intesa con il co-legislatore del Consiglio dell’Ue sulla direttiva sulla resilienza delle infrastrutture critiche (direttiva Cer), salvaguardando l’esposizione di tutti gli Stati membri alle minacce e agli attacchi ibridi e informatici. Viviamo in un contesto storico molto delicato, con una situazione geopolitica in Europa decisamente critica e, di conseguenza, rafforzare la nostra resilienza è di fondamentale importanza. Dopo un intenso lavoro di confronto con i colleghi, è con grande soddisfazione che ho preso atto che anche il settore agroalimentare è stato inserito nell’ambito di applicazione della direttiva, ma, soprattutto, che la mia proposta di emendamento è stata accolta riconoscendo i mercati all’ingrosso tra le infrastrutture strategiche da rafforzare e tutelare per garantire la continuità e la sicurezza alimentare. L’estensione di questa direttiva al settore agroalimentare è fondamentale poiché il funzionamento della catena alimentare rappresenta un servizio essenziale per il benessere della nostra società ed i mercati all’ingrosso, in quanto strutture di pubblico interesse, sono indispensabili. Basti pensare che durante la pandemia, proprio grazie ad essi si è evitato in molti Paesi un blocco del sistema e si è garantito l’approvvigionamento e la fornitura dei prodotti alimentari.

I MIGRANTI NON SONO UNA QUESTIONE SOLO DELL’ITALIA, SONO UNA QUESTIONE DELL’EUROPA

I MIGRANTI NON SONO UNA QUESTIONE SOLO DELL’ITALIA, SONO UNA QUESTIONE DELL’EUROPA

Come Forza Italia, e come più volte sottolineato dal presidente Berlusconi, abbiamo costantemente evidenziato quanto il problema dell’immigrazione debba essere gestito puntando anche ad un piano straordinario di investimenti europei per una stabilizzazione economica, ma anche politica, dei Paesi dell'Africa e del Vicino Oriente. Il presidente Berlusconi ha spesso e giustamente sottolineato come sia fondamentale superare il trattato di Dublino, nato in un'epoca completamente diversa e con situazioni diverse: tutta l'Europa, infatti, deve farsi carico dell'accoglienza ed anche della gestione delle domande di protezione. Per ottenere ciò è necessaria la massima collaborazione da parte di tutti. L'Europa non può dividersi ed è per questo che l'atteggiamento della Francia nelle scorse settimane è stato davvero incomprensibile. Durante i lavori della plenaria a Strasburgo sono intervenuto nel dibattito inerente la necessità e l’urgenza di una soluzione europea in materia di asilo e migrazione. Ciò che ho fortemente sottolineato davanti all’emiciclo è stato l’importanza della difesa dei confini dell’Ue, ma, soprattutto, la necessità di presentare e condividere una proposta che impedisca l’immigrazione illegale ed il traffico di essere umani attivando i corridoi umanitari e intervenendo nei Paesi di origine dei migranti affinché diventino un posto in cui vivere e non da cui scappare. Ciò che ho voluto evidenziare maggiormente è che si può essere fraintesi quando si parla di migrazione poiché si è ormai diffusa una percezione distorta che vede da una parte i buoni, quelli che accolgono e salvano vite, e dall’altra i cattivi quelli che chiedono di governare i processi migratori. Ritengo che non può esserci una visione così semplicistica e categorica, ma deve esserci un approccio e una risposta comune dell’Ue. Tutti rivendichiamo e siamo fieri dei valori europei, prima tra tutti la solidarietà, ma, a quanto pare, la interpretiamo solo verso l’esterno e non tra di noi. Il problema immigrazione, sul versante mediterraneo, tocca principalmente l’Italia che vi sta facendo fronte con un rilevante impegno e tante difficoltà. Proprio per questo, deve essere chiaro a tutti che non esiste una questione migranti solo per l’Italia, ma esiste una questione migranti per l’intera Europa: le coste italiane sono una parte dei confini dell’Unione europea. L’Italia non può farcela da sola, serve una strategia europea che coinvolga tutti e in cui ognuno faccia la sua parte. E’ importante ricordare che le migliaia di morti nel Mediterraneo sono una sconfitta e un fardello di tutti noi, nessuno escluso. Non possiamo tornare indietro, ma possiamo andare avanti facendo di tutto per non appesantirlo ulteriormente. 

L’IMPORTANZA DEL PROGETTO DI INTEGRAZIONE EUROPEA: IL MIO INTERVENTO DURANTE LA CONFERENZA A PRAGA

L’IMPORTANZA DEL PROGETTO DI INTEGRAZIONE EUROPEA: IL MIO INTERVENTO DURANTE LA CONFERENZA A PRAGA

Come presidente della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) ho partecipato alla 38^ Conferenza degli organi specializzati in affari comunitari (COSAC), tenutasi a Praga dal 13 al 15 novembre, che ha visto intervenire tutti i rappresentati dei parlamenti nazionali competenti per gli affari costituzionali. Molte sono state le tematiche rilevanti su cui si è dibattuto, in particolare le conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa e l’impatto dell’aggressione russa sul processo di integrazione europea dell’Ucraina e di altri Paesi Balcani. A riguardo, nel mio intervento, ho voluto sottolineare come la guerra in Ucraina abbia rafforzato il progetto europeo. Quando la Russia ha dichiarato guerra e invaso il suo territorio, infatti, l’Ucraina ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all’Unione europea. Siamo tutti consapevoli delle ragioni geopolitiche di questa decisione. Si tratta, infatti, del più grosso messaggio di speranza che il Governo ucraino abbia deciso di dare al suo popolo. Questo ci deve far riflettere rendendoci, orgogliosamente, consapevoli che l’UE rappresenti la speranza, la pace, il futuro. Il progetto di integrazione europea continua a essere la migliore garanzia per la pace, la democrazia e la prosperità nel nostro continente, ma dobbiamo prendere atto che questo progetto deve essere rilanciato e rafforzato, poiché rischia di perdere la sua credibilità. La guerra della Russia in Ucraina rappresenta un campanello d'allarme per l'UE, una necessità geopolitica ancora più strategica e urgente, vista la minaccia di insicurezza che grava sull'intera regione balcanica e sull’Europa orientale. In questo contesto di insicurezza, ora più che mai, l’UE deve accelerare il processo di integrazione nei Paesi dei Balcani occidentali e mantenere vivo lo spirito pro-Europa, sostenendo le loro aspirazioni ad aderire. È chiaro che la credibilità della politica di allargamento si basa fermamente sia sull'impegno dei Paesi candidati a rispettare i valori europei sia sull’impegno dell’UE a recepire i passi avanti di questi Paesi in maniera positiva, dando concretezza alla prospettiva di adesione e mantenendo le promesse date. La fase di stallo in cui ci troviamo oggi, infatti, è dovuta alla mancanza di una reale volontà politica da parte di alcuni leader dei Paesi candidati di portare avanti le riforme fondamentali, ma anche da una carenza dell’UE di dare maggiore concretezza alle prospettive di adesione. È evidente che c’è uno scetticismo ed una certa resistenza all’idea di allargare la nostra famiglia ulteriormente, principalmente a cause delle criticità interne e delle divisioni che si sono generate dopo gli ultimi allargamenti e che hanno aumentato il divario economico e sociale tra i Paesi UE. In questo processo, ognuno di noi può e deve fare di più perché il ruolo dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo è quello di vigilare su questo processo e di dare un nuovo impeto ai nostri governi affinché si sviluppi una vera volontà di allargare l’Unione e, di conseguenza, di renderla più forte e credibile nello scenario mondiale. Ho concluso il mio intervento evidenziando che, se non saremo in grado di agire, lasceremo aperto un pericoloso vuoto geopolitico che aprirebbe la strada ad altri Paesi interessati ad aumentare la loro influenza in questa area del nostro continente e che ciò potrebbe seriamente danneggiare il processo di pace e democrazia che abbiamo intrapreso, con tanto sacrificio, tanti anni fa.

L’EUROPA E LE SUE OPPORTUNITA’: LA MIA PIATTAFORMA “INSIEME IN EUROPA”

L’EUROPA E LE SUE OPPORTUNITA’: LA MIA PIATTAFORMA “INSIEME IN EUROPA”

Da quando sono stato eletto al Parlamento europeo, il mio obiettivo è sempre stato quello di avvicinare i cittadini alle molteplici possibilità che l’Europa mette a disposizione dando la possibilità di creare soluzioni per realizzare i progetti che servono al Paese, ma anche ai nostri territori. Ciò che ho sempre voluto evidenziare anche con la nascita del sito “Insieme in Europa” è proprio il fatto che ci sono infinite opportunità, ma sta a noi saperle coglierle e la mia piattaforma offre in questo un supporto reale e concreto, ma è necessario che ci sia da parte di tutti la volontà di fare qualcosa che possa essere utile a tanti e significativo per il nostro futuro. Quando ho lanciato la mia piattaforma “Insieme in Europa” avevo l’obiettivo di avvicinare i cittadini alle molteplici opportunità offerte dall'Unione europea con fondi e bandi specifici per imprese, Enti pubblici e cittadini. Con il tempo ho visto crescere non solo l’interesse verso la piattaforma, ma anche la consapevolezza di tanti sul ruolo concreto dell’Europa nell’incentivare, finanziare e migliorare tante attività e non solo. Proprio per questo motivo e con l’intenzione di rilanciare la mia piattaforma riaffermando la vicinanza che l’Europa ha nei riguardi di tutti noi, ho voluto organizzare a Latina, lo scorso 25 novembre, un convegno che ha visto la partecipazione di esperti del settore come Marco Romano Baffoni, Valerio Valla e Sandro Middei. L’enorme successo palesato dal notevole numero di partecipanti intervenuti ha messo in evidenza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto i cittadini vogliono essere parte integrante e attiva del progetto europeo e quanto essi abbiano bisogno dell’Europa come l’Europa di essi. I relatori, attraverso i loro interventi, hanno saputo chiarire alla platea a cosa serve il portale, come si sviluppa un'idea di impresa, le tecniche di europrogettazione e la formazione professionale, approfondendo il tema della finanza agevolata sostenuta dalle importanti risorse provenienti dall’Europa e gestite, in gran parte, dai Ministeri e dalle regioni. Grazie all’intervento dell’avvocato Daniela Guglielmi, referente per la piattaforma dell’area nord della provincia di Latina, sono stati esposti tutti i servizi che la piattaforma offre, spiegando nel dettaglio le modalità di iscrizione, di ricerca dei bandi di interesse e le numerose attività informative che attraverso la piattaforma vengono inviate a tutti gli iscritti e agli amministratori locali attraverso le mie newsletter mensili. All’interno dell’evento, ho avuto anche il piacere di consegnare gli attestati di merito ai tanti partecipanti al secondo Corso di Europrogettazione che ho organizzato lo scorso settembre, al quale ne seguiranno altri nei prossimi mesi, proprio per dare, soprattutto ai nostri giovani, un concreto stimolo sull’importanza di acquisire determinate e specifiche competenze. Durante le lezioni online, infatti, i partecipanti sono stati al centro di un percorso di formazione sulle numerose opportunità di finanziamento, dirette e indirette, offerte dall’Ue al fine di formare figure professionali, preparate ed efficienti, che abbiano le basi per iniziare una carriera nel mondo dell’Europrogettazione. Ha concluso l’evento il senatore Claudio Fazzone, neo presidente della commissione Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica del Senato, che ha concentrato il suo intervento proprio sulla necessità del nostro Paese di utilizzare al meglio non solo le risorse straordinarie del PNRR ma anche tutte quelle del bilancio 2021/2027 dell’Unione, soprattutto per le infrastrutture strategiche per rendere il Paese più agile e moderno.

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

INTERVISTE E RASSEGNA STAMPA

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VIA LIBERA DELL’UE AI FONDI FESR LAZIO PER 1,8 MILIARDI

VIA LIBERA DELL’UE AI FONDI FESR LAZIO PER 1,8 MILIARDI

La decisione della Commissione europea di approvare il programma operativo regionale del Lazio per l’impiego del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, per un importo complessivo di 1,8 miliardi di euro nel periodo 2021/2027, rappresenta un’ottima notizia e palesa quanto il nostro Paese stia dimostrando all’Europa in termini di credibilità ed efficienza. Il Programma Regionale (PR) cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) sostiene gli investimenti per la crescita e l’occupazione in coerenza con lo scenario delineato dall’Agenda 2030, dal Green New Deal, da Next Generation EU e dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). In quest’ottica, la strategia alla base del Programma FESR Lazio punta a proseguire e potenziare le attività di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico e le misure per la competitività del sistema imprenditoriale regionale. Gli obiettivi strategici europei si realizzano nell’ambito di cinque priorità di intervento: Europa più competitiva e intelligente, più verde, più sociale, più vicina ai cittadini e una mobilità urbana e sostenibile. Si tratta di un’importante boccata d’ossigeno per gli Enti locali e le piccole e medie imprese del Lazio che in questi mesi stanno subendo pesanti colpi dalla crisi energetica in aggiunta alle ripercussioni economiche derivanti dalla pandemia. Gli investimenti possibili con l’utilizzo di questi fondi saranno, infatti, impegnati in ricerca e innovazione nel supporto alla competitività delle PMI oltre che nell’ambito della transizione verde, garantendo quindi efficientemente energetico, sviluppo dell’economia circolare e mobilità sostenibile. 

EUROPA E FERTILIZZANTI: UN CANE CHE SI MORDE LA CODA

EUROPA E FERTILIZZANTI: UN CANE CHE SI MORDE LA CODA

Un cane che si morde la coda: questo sembra essere l’Europa in merito alla proposta di ridurre e vietare l’uso dei fertilizzanti dimenticando di essere leader mondiale nella produzione degli stessi. Ho ribadito questo giudizio durante il dibattito in aula a Strasburgo, sollecitando il Commissario europeo all’agricoltura, Wojciechowski, a rivedere la strategia sui fitofarmaci in quanto potrebbe rivelarsi un boomerang per l’intero comparto agroalimentare europeo. La proposta di strategia europea sui fitofarmaci di cui stiamo discutendo in questi mesi, nonostante in Europa siano già stati raggiunti obiettivi importanti, prevede, infatti, una ulteriore riduzione del loro utilizzo di almeno il 20% entro il 2030. Purtroppo questa ipotesi non considera adeguatamente le conseguenze di un forte ed oggettivo impatto negativo sulla produzione agricola europea. A mio avviso, in assenza di soluzioni alternative ed immediate, la nostra produzione agricola andrà in difficoltà e saremo costretti ad aumentare le importazioni per garantire la nostra sicurezza alimentare e, di conseguenza, ci ritroveremo comunque nel piatto prodotti coltivati con fertilizzanti non ammessi in Europa ma prodotti in Europa e utilizzati nel resto del mondo. Siamo davanti ad una vera e propria contraddizione perché l’Europa è tra i principali produttori al mondo di fertilizzanti e continuerà a produrne per l’export. Se vogliamo evitare questo dobbiamo garantire il principio di reciprocità, attualmente non previsto, ossia che anche i prodotti importati dovranno assicurare gli stessi standard qualitativi di produzione altrimenti significherà che i consumatori europei più ricchi potranno permettersi di acquistare prodotti europei più cari, per i relativi costi di produzione, mentre quelli meno abbienti saranno dirottati ad acquisti di prodotti importati meno cari, ma anche meno sicuri e meno sostenibili. L’agricoltura europea è già in grande difficoltà a causa dell’aumento delle materie prime e del prezzo di gas e elettricità e questa ulteriore ipotesi di strategia rischia di mandare al collasso il sistema. La delegazione di Forza Italia e tutto il PPE continuerà ad insistere nel rappresentare la piena disponibilità di tutto il comparto agricolo a condividere questa e altre strategie sulla sostenibilità ambientale purché siano pragmatiche e l'ambiente possa essere difeso senza compromettere la competitività delle nostre aziende la cui forza economica resta l’unica condizione per poter raggiungere obiettivi di sostenibilità cosi ambiziosi.

REVISIONE DEI TRATTATI: IL PARLAMENTO EUROPEO VOCE DI TUTTI I CITTADINI

REVISIONE DEI TRATTATI: IL PARLAMENTO EUROPEO VOCE DI TUTTI I CITTADINI

Durante la plenaria di giugno, il Parlamento europeo ha tenuto un animato dibattito sulla necessità di vedersi riconosciuto il diritto di iniziativa legislativa in quanto unica istituzione europea democraticamente e direttamente eletta dai cittadini. Nel mio intervento ho voluto porre l’attenzione sul controsenso che l’unico organo istituzionale, chiamato ufficialmente a rappresentare la voce dei cittadini, non ha il potere di iniziativa legislativa, evidenziando come negli anni questa anomalia abbia contribuito ad alimentare il sentimento antieuropeo. Le conclusioni della Conferenza sul Futuro dell’Europa hanno messo in evidenza la necessità di una modifica dei Trattati e, a mio avviso, essendo il Parlamento la base democratica dell’Unione, va da sé come il riconoscimento del diritto di iniziativa sia il primo passo da compiere per conferire all’Ue una maggiore e più forte legittimità democratica, necessaria a renderla credibile agli occhi dei cittadini e dare seguito alle loro richieste. Il futuro dell’Europa è nelle mani dei cittadini ed è a noi parlamentari europei che hanno delegato il compito di rappresentarli affinché queste richieste non restino progetti indeterminati, ma si traducano in soluzioni e provvedimenti concreti. Sarà certamente un processo complesso che dovrà vedere, a mio avviso, “un’azione costituente” nella quale il Partito popolare intende essere protagonista perché è necessario per rimodellare l’Unione sulla base delle esperienze e criticità registrate negli anni e, soprattutto, secondo le raccomandazioni e le aspettative dei suoi cittadini che, senza mezzi termini, hanno reclamato un’Europa più democratica, sicura, equa, capace di agire concretamente e più influente nel mondo.

I GIOVANI E L’AGRICOLTURA, UN CONNUBIO CHE GUARDA AL FUTURO

I GIOVANI E L’AGRICOLTURA, UN CONNUBIO CHE GUARDA AL FUTURO

L’Ue è uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di prodotti agricoli, ma la crisi pandemica, la guerra, l’emergenza energetica e climatica stanno avendo pesanti effetti sull’agricoltura causando una forte diminuzione delle produzioni e mettendo in discussione l’intera filiera agroalimentare. La riforma della PAC è stata pensata, prima della pandemia e della guerra, per dare agli agricoltori la spinta necessaria verso un modello di produzione sostenibile, ma oggi possiamo affermare che la consistente inflazione ne riduce la portata economica e la sua forte impostazione “green”, unitamente ad altre strategie europee, rischiando di aggravare gli effetti della crisi con conseguenze su produzione e consumatori. Purtroppo la legittima e condivisibile “voglia di ambiente” spesso fa dimenticare che la sostenibilità non può essere solo ambientale, ma deve trovare concreta attuazione anche in termini economici e sociali. A fronte di ciò, è forte l’esigenza di sostenere tutto il settore agricolo e, soprattutto, di avvicinare i giovani all'agricoltura non solo perché questi hanno una maggiore sensibilità per le tematiche di sostenibilità, ma perché possono essere l’elemento importante per la transizione verde e fautori di una digitalizzazione dell’agricoltura. Avvicinare i giovani all’imprenditoria rurale significa cambiare in maniera resiliente il modo di concepire e realizzare il mondo agricolo aumentando la necessità di nuove competenze che spesso appartengono proprio alle nuove generazioni. Si andrebbero, infatti, a creare posizioni aperte con la possibilità per altri giovani di investire e lavorare producendo opportunità non solo per la nostra economia, ma anche per la nostra società ragionando anche su attività agricole multifunzionali come agriturismi, fattorie didattiche, attività agro-sportive o agro-asili. Sono tanti i giovani che stanno virando verso l’agricoltura anche grazie ai sussidi europei. Bisogna lasciarsi alle spalle una retrograda concezione che delineava il contadino come un manovale con la vanga perché oggi questo ruolo è cambiato in un contesto sociale che guarda all’imprenditore agricolo che gestisce e organizza il suo lavoro con tecnologie digitali, dati spaziali e competenze che prima non c’erano. Quello che forse non è cambiato è ciò che l’imprenditore agricolo rappresenta: un baluardo che continua ad avere valore non solo a livello economico, ma anche a livello sociale e culturale in tutta l’Europa rappresentandone un forte elemento identitario che va sostenuto e salvaguardato.

C’É BISOGNO DI PIÙ FRUTTA, VERDURA E LATTE FRESCO NELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE

C’É BISOGNO DI PIÙ FRUTTA, VERDURA E LATTE FRESCO NELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE

Il 16 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, una ricorrenza istituita per ricordare l'anniversario della data di fondazione della FAO, condivisa da 150 Paesi del mondo, ma anche un monito per un futuro alimentare sostenibile e migliore per tutti, soprattutto per le nuove generazioni. In questo momento storico di grande cambiamento sociale, economico e ambientale questa giornata acquista un valore ancora più importante per apportare cambiamenti reali e concreti. Attualmente 828 milioni di persone soffrono la fame e quasi il 40% della popolazione mondiale non può permettersi una dieta sana. L’emergenza climatica, i conflitti, l’aumento dei prezzi, il degrado ambientale e gli effetti a catena della pandemia hanno avuto tutti un impatto sull’accesso al cibo e sulla sicurezza alimentare. È fondamentale quindi puntare su una solidarietà globale per trasformare i sistemi agroalimentari in modo da promuovere una crescita economica inclusiva, affrontare le disuguaglianze, aumentare la resilienza e raggiungere lo sviluppo sostenibile. Un pensiero particolare lo dobbiamo rivolgere soprattutto ai giovani ai quali bisogna far capire l'importanza dell'alimentazione e del grande lavoro che c'è dietro la catena alimentare. È proprio ad essi che l'Europa pone l’attenzione con il “Programma di educazione alimentare nelle scuole” affinché possano essere educati e sensibilizzati ad una dieta alimentare sana ed equilibrata, diventando consumatori attenti e responsabili in grado di fare scelte prive di condizionamento e di pregiudizio. Questo Programma ogni anno investe molte risorse economiche, alle quali si aggiungono anche quelle dei singoli Stati membri, per coinvolgere le scuole affiche i ragazzi comprendano l’importanza di consumare frutta, verdura e latte fresco, alimenti indispensabili nella nostra alimentazione. La priorità, infatti, è proprio quella di educare i bambini ad una dieta sana ed equilibrata tramite il maggior consumo di frutta, verdura e latte fresco al fine di contrastare la tendenza di consumo di alimenti trasformati con alti contenuti di zuccheri, sale, grassi e additivi che sono tra le principali cause di patologie importanti come l’obesità. In questi mesi in Commissione agricoltura stiamo discutendo la proposta di modifica del suddetto Programma per aumentarne maggiormente la sua potenzialità. In molti crediamo nella necessità di dotare il Programma di più risorse per raggiungere un maggior numero di ragazzi e di escludere categoricamente prodotti processati o bevande che qualcuno intende promuovere in sostituzione del latte fresco. Come relatore PPE, infatti, ho espresso la mia netta contrarietà alla proposta di alcuni colleghi di voler includere nel programma di educazione alimentare anche le bevande a base di soia o di altri vegetali che si pensa possano sostituire il latte fresco, le cui proprietà e caratteristiche, invece, non sono minimamente paragonabili. La mia contrarietà è anche motivata dal fatto che qualcuno crede che il latte debba essere sostituito da bevande vegetali, di produzione industriale, in quanto maggiormente sostenibili e salutari. Io credo che questa motivazione sia completamente assurda perché il latte è un alimento naturale dietro il quale ci sono intere filiere produttive che non solo vanno salvaguardate per quello che rappresentano in termini economici e sociali, ma rappresentano un forte elemento identitario dei territori europei ai quali non possiamo minimante rinunciare.

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