Se pur in modo tardivo iniziano a vedersi i primi passi di un’Europa che deve ritrovare proprio in questa emergenza le ragioni dello stare insieme rinunciando così ad egoismi nazionali ed a discutibili divisioni fra Stati Nord e Sud Europa dimostrando che si vince solo se si resta tutti uniti, coesi e determinati.

In linea con le decisioni votate anche da me nel Parlamento europeo, la Commissione ed il Consiglio Europeo, hanno agito in questo senso con una strategia per fronteggiare i danni causati dal Covid-19:

 

  • Innanzitutto la sospensione del Patto di stabilità permettendo agli Stati membri di poter ricorrere ad ulteriore indebitamento per far fronte all’emergenza. Le prime misure italiane sono state possibili grazie a questa deroga. E’ stata prevista molta più flessibilità sulle regole in materia di aiuti di Stato ed è stato autorizzato l’utilizzo immediato dei Fondi strutturali Ue ancora disponibili.
  • E’ stato modificato il Regolamento del Fondo di solidarietà europeo (già utilizzato per l’Italia in occasione dell’ultimo terremoto del centro Italia) per consentirne l’utilizzo anche per emergenze sanitarie. Al termine dell’emergenza anche l’Italia potrà chiedere avere contributi a fondo perduto per la fase della ripresa.
  • E’ stata garantita la libera circolazione delle merci e delle persone che in un primo momento sembrava fosse in discussione e avrebbe fortemente compromesso la fase di gestione dell’emergenza da un punto di vista sanitario ed economico.
  • 1110 miliardi di liquidità dalla BCE. Nella prima metà di marzo la BCE ha attivato un nuovo programma da 750 miliardi che si aggiunge al Quantitative Easing già in corso di 240 miliardi e a quello deciso il 12 marzo di 120 miliardi aggiuntivi. La BCE ha già iniziato ad acquistare titoli italiani e lo farà per tutto l’anno fino a 220 miliardi.
  • 248 miliardi di prestiti BEI e COSME. La Banca Europea d’Investimenti (BEI) ha proposto una nuova linea di credito di 200 miliardi approvata dall’Eurogruppo che si aggiunge ad una linea da 40 miliardi già attiva. Queste linee di credito sono possibili grazie a garanzie sui bilanci nazionali dei Paesi Ue. È una forma di mutualizzazione dei costi degli investimenti e di solidarietà europea in cui le garanzie offerte dai Paesi meno indebitati facilitano l’ottenimento di prestiti con tripla AAA a tassi molto vantaggiosi (vicino allo 0%.). Questo potrebbe aiutare lo Stato italiano ad attivare prestiti ponte per le imprese a lunga scadenza in sinergia con la Cassa Depositi e Prestiti, il Mediocredito e la SACE. La Commissione metterà a disposizione, attraverso i programmi COSME e Innovfin, 1 miliardo dal bilancio dell’UE come garanzia per il Fondo europeo per gli investimenti in modo da facilitare la liquidità per PMI, con conseguenti mobilitazione di 8 miliardi di finanziamento del capitale d’esercizio a sostegno di almeno 100000 imprese. Confidiamo molto in questa linea di credito affinché possa essere strumento utilizzato opportunamente dall’Italia per avviare importanti interventi infrastrutturali di cui ha bisogno senza troppi ritardi e burocrazie così come purtroppo è già avvenuto in passato.
  • 100 miliardi per SURE. Il programma SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in Emergency), è stato fortemente voluto da Forza Italia e prevede un fondo europeo da 100 miliardi contro la disoccupazione. SURE, attraverso 25 miliardi di garanzie volontarie degli Stati membri, proporzionate al loro PIL, permetterà di finanziare le “casse integrazioni” nazionali o schemi simili di protezione dei posti di lavoro. Raccoglierà risorse sui mercati emettendo bond con tripla A, quindi a tassi bassissimi, che darà poi ai Paesi che ne hanno bisogno prestiti con scadenze a lungo termine. Questo è un grande vantaggio per l’Italia che potrà sia prendere soldi sicuri ed a tassi molto più bassi per aiutare i lavoratori e sia ricevere prestiti in proporzione molto più ampi rispetto alla garanzia fornita sul suo bilancio nazionale. Anche qui, dunque, siamo in presenza di una mutualizzazione dei debiti (dei titoli emessi per raccogliere i 100 miliardi) e di una solidarietà nei confronti degli Stati più indebitati. La durata delle obbligazioni dovrà essere decisa singolarmente per ogni Paese dal Consiglio, ma nel regolamento è già previsto che ogni anno non potrà essere rimborsato più del 10% del debito, il che “fa capire che potrebbe essere nell’area dei dieci anni” o più. Oltre a SURE si potrà utilizzare il Fondo Sociale Europeo (FES) per il reinserimento nel mercato del lavoro di lavoratori dipendenti che perderanno il posto, e autonomi, anche in modo diretto. Grazie a SURE l’Italia potrebbe beneficiare di prestiti tra i 15 e i 25 miliardi a tassi circa 7/8 volte inferiori a quelli che paga sui mercati.
  • 240 miliardi da MES per spese mediche senza condizionalità. L’Eurogruppo ha deciso di aprire una linea di credito da 240 miliardi garantiti dal Meccanismo Europeo di Stabilità (il MES, che ha un capitale sottoscritto di circa 80 miliardi di cui circa 14 versati all’Italia) per le spese sanitarie dirette e indirette legate all’emergenza COVID-19. Questa l’unica condizione da applicare ad una linea di credito che può essere concessa fino ad un massimo del 2% del Pil del paese ricevente. L’Italia, dunque, potrebbe beneficiare di prestiti fino a 37 miliardi (con scadenza da negoziare, ma che potrebbero anche essere a 10/15 anni e oltre) a tassi circa 7/8 volte inferiori a quelli che paga sui mercati. Nella prossima riunione dell’Eurogruppo prevista per il giorno 8 maggio si dovrà stabilire le modalità di utilizzo di questo Fondo e in quella sede bisognerà accertarsi, come sostiene Forza Italia, che questa misura non abbia altre condizioni se quella dell’utilizzo in spese sanitarie.
  • Recovery Fund. Il vertice europeo del 23 aprile ha dato il via libera per la creazione di un Recovery Fund, che potrebbe avere una dotazione fino a 1500 miliardi, garantito dal bilancio europeo sul quale gli Stati dovranno credere maggiormente. Forza Italia e in modo particolare il Presidente Berlusconi ha lavorato per creare all’interno del PPE una posizione di apertura degli altri leader europei chiedendo che una parte di questa dotazione sia a fondo perduto a favore di alcuni Stati, come l’Italia, fortemente colpiti dalla pandemia.