Durante tutta l’estate abbiamo assistito ad una escalation di tentativi maldestri da parte della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina su come fronteggiare l’inizio dell’anno scolastico e su come poter intervenire per ridurre al massimo il rischio di possibili contagi. La ministra aveva ipotizzato di mettere nelle aule dei banchi con le rotelle per permettere il giusto distanziamento a tutti gli alunni facendo partire anche un bando internazionale per la loro costruzione, successivamente ha cercato di capire come e se inserire i test sierologici negli istituti, come risolvere il problema delle mascherine in classe, come contingentare le entrate e le uscite per poi, alla fine di tutte queste decisioni, mettere le mani avanti tentando di scaricare sui sindacati le responsabilità sui ritardi e sulla confusione per la riapertura. E’ stato confermato per il 14 settembre la partenza del nuovo anno scolastico nonostante le tante sollecitazioni da parte dei sindacati per la confusione e la superficialità con cui la Azzolina ha gestito per mesi questa problematica. Ad oggi, il test sierologico è facoltativo per il personale scolastico quindi con un rischio oggettivo di contagiare per chi deciderà di non farlo, è confermato l’uso delle mascherine, ma non si dovrà rilevare la temperatura corporea all’ingresso. Sembra quasi che più si avvicina l’inizio delle lezioni più si complica la riapertura in sicurezza delle scuole. Nemmeno le task force sono servite ad organizzare un piano scuola adeguato in questi mesi, anzi, hanno solo evidenziato l’inadeguatezza di chi deve prendere le decisioni politiche e non è in grado di farlo: dai trasporti per gli studenti agli spazi per le lezioni è tutto ancora un vagheggiare da parte del governo. Ci troviamo così alla vigilia della riapertura di un anno scolastico che sarà inevitabilmente spezzato dalle elezioni e dal referendum che ci saranno il 20 e 21 settembre. Così, mentre il presidente Mattarella ha sottolineato quanto la scuola sia una risorsa per il futuro della comunità, la ministra Azzolina ha pensato anche di scrivere agli insegnanti, ai presidi e a tutto il personale scolastico sostenendo che “nessuno in Europa si è impegnato così tanto per preparare la scuola a questa nuova stagione” facendo riferimento alle risorse del Recovery Fund come potenziamento e dimenticando che lei stessa ha impiegato mesi per preparare l’apertura senza che sia ancora tutto chiaro e che, per avere i fondi europei, il suo governo dovrà presentare un programma di riforme che ad oggi risulta inesistente. Non ci resta che augurarci che tutto vada per il meglio e che l’anno scolastico alle porte sia per tutti, ragazzi, insegnanti e famiglie, occasione di crescita nella consapevolezza che la scuola non è solo un diritto e un dovere, ma è una vera e propria esperienza di crescita umana e culturale, l’unico strumento che abbiamo per combattere l’ignoranza ed insegnare ai giovani a valorizzare il loro potenziale ed a diventare esseri umani degni, ma, soprattutto, pensanti.