L’UE con il Recovery Fund ha dato agli Stati membri una grande opportunità di rilancio che va sfruttata ampiamente rispettando quelle che sono le regole: investire in tecnologia, ambiente e crescita sostenibile. Un monito in primis per l’Italia a cui è stata destinata una maggiore liquidità. Purtroppo siamo ancora in alto mare. Il Presidente Giuseppe Conte aveva rinviato tutto a dopo la pausa estiva come se la crisi sia andata in vacanza e non continui a compromettere la nostra economia. Successivamente il premier ha dichiarato di voler avviare un dialogo con il Parlamento in merito al Recovery plan da predisporre per accedere ai fondi UE. Una presa di coscienza onesta e realistica da parte del presidente del consiglio che, se fosse corrisposta al vero, avrebbe trovato certamente la mano tesa di Forza Italia la quale, con idee concrete e spirito di cooperazione, già sollecitava da mesi il governo a preparare questo piano nazionale coinvolgendo il Parlamento e tutte le forze politiche poiché consapevole che si tratta di un’occasione troppo importante per il rilancio dell’economia italiana per lasciare spazio a protagonismi e inutili faziosità. Così non è stato. Nessun coinvolgimento del Parlamento nella fase di elaborazione della proposta. Infatti il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae) ha presentato a Palazzo Chigi la bozza del piano da inviare alla Commissione europea. Nel testo vengono indicati sei “cluster” generici, che poi saranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali. Il governo ha raccolto l’elenco dei 557 progetti per il Recovery Fund in un unico documento. Un elenco, ancora provvisorio, che da solo vale oltre 670 miliardi: più del triplo dei 209 miliardi che l’Italia potrà ottenere da Bruxelles. Probabilmente il Governo non ha capito che gli aiuti europei saranno erogati con criteri rigidi e che non era necessario fare una lista della spesa inopportuna quanto inutile. Digitalizzazione, transizione green, infrastrutture, istruzione e formazione, inclusione sociale e salute. Sono queste le sei macro-aree su cui l’Italia punterà per la ripresa nel post-coronavirus e che Conte dovrà presentare alla Commissione europea entro il prossimo 15 ottobre per accedere ai quei 209 miliardi di risorse, tra prestiti e sussidi a fondo perduto, messe a disposizione dall’Europa per la ripresa economica del Paese. E’ importante non sprecare un’occasione storica e con ogni probabilità irripetibile come questa e sarà la vera questione davanti alla quale si troverà il Governo italiano nei prossimi mesi. La scelta riguarda sia i progetti da finanziare, sia l’individuazione di un meccanismo che ne assicuri la realizzazione in tempi certi. Sarà necessario un confronto in Parlamento che, seppur annunciato, ancora non c’è stato e che, spero, prima o poi arriverà.