Salvatore De Meo
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Il Regno Unito dal 1 gennaio è a tutti gli effetti un Paese terzo. Dopo poco più di un mese dall’accordo con l’Europa però, sono già emerse alcune criticità, a partire dalle difficoltà di circolazione di persone e merci. Tra i settori più colpiti rimangono quelli dell’agricoltura e della pesca. Sebbene il Regno Unito al momento abbia deciso di non applicare nessun controllo doganale sui prodotti provenienti dall’UE, l’aumento degli adempimenti burocratici e la conseguente crescita dei costi di gestione delle procedure di import ed export sta danneggiando non solo i produttori del Regno Unito, ma limita anche la diversità dei prodotti sulle tavole dei consumatori europei. I cittadini britannici, inoltre, hanno riscontrato interruzioni nei servizi di consegna di prodotti acquistati dall’UE, nonché un aumento dei costi di spedizione. Dubbi emergono, infine, sull’assenza dall’accordo di alcuni settori di importanza strategica, come i servizi finanziari, fondamentali per la ripartenza economica, la politica estera, ma anche il riconoscimento delle qualifiche professionali, che costituiscono un grosso limite alla circolazione di lavoratori tra i due Paesi. Grossa delusione, infine, è stata poi la decisione del Regno Unito di sottrarsi al programma Erasmus+ , decisione in seguito alla quale, unitamente ad altri colleghi del Parlamento europeo, abbiamo chiesto alla Commissione di impegnarsi a mantenere il programma attivo per i cittadini del Regno Unito o che almeno esplori la possibilità di garantire la partecipazione di quei governi interessati, come quello Gallese o Scozzese.

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