Salvatore De Meo
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Dopo diversi mesi la Commissione ha finalmente pubblicato una revisione della Strategia Industriale Europea, tenendo in considerazione i gravi sviluppi economici dovuti alla pandemia di Covid19. Le nuove misure per la strategia industriale europea si concentrano sul rafforzamento della resilienza del mercato unico, soprattutto in tempi di crisi, sulla necessità di comprendere meglio le dipendenze europee in settori strategici essenziali e sull’accelerare della transizione verde e digitale. La strategia risponde, inoltre, alle richieste di individuare e monitorare i principali indicatori della competitività dell'economia dell'UE nel suo complesso: integrazione del Mercato unico, crescita della produttività, competitività internazionale, investimenti pubblici e privati e investimenti in attività di ricerca e sviluppo. Durante i lavori in Commissione ITRE (Industria, Ricerca e Energia) ho chiesto al Commissario Breton le modalità effettive per la ripartenza della nuova strategia industriale e il ruolo che le energie rinnovabili ricopriranno. L’Europa guarda alla ripartenza: gli Stati riaprono gradualmente ed è fondamentale in questo contesto che l’Unione Europea si faccia trovare affianco ai cittadini e che li sostenga con piani economici efficaci. In questi mesi tutti abbiamo utilizzato la parola “resilienza”, i singoli Stati l’hanno inserita nel titolo dei piani nazionali e si trova ripetuta spesso anche nella nuova strategia industriale. I cittadini ci chiedono chiarezza per capire come si declini concretamente questa resilienza dell’UE e del suo sistema economico ed industriale. Il Mercato unico ed il suo buon funzionamento sono uno strumento fondamentale per l’Europa, ma non possiamo negare che la pandemia abbia accentuato ancora di più il divario economico tra regioni europee, tra zone urbane e di periferia, tra zone rurali ed industriali. Per questo ho ribadito al Commissario Breton che la nuova strategia industriale dovrà dare a tutti la possibilità di ripartire da zero e assicurare anche che il divario economico non aumenti e che tutte le zone vengano incluse in questa ripartenza. Nella strategia industriale poi si parla di autonomia strategica e di come l’UE debba puntare a diminuire la dipendenza di diversi settori dagli import dai Paesi terzi, tra cui quello farmaceutico o quello energetico. Per questo motivo, ho chiesto quale sia, all’interno di questa strategia, lo spazio che la Commissione intenderà dare alla produzione di energie rinnovabili come, ad esempio, i biofuels, ossia tutti quei carburanti che possono essere prodotti da risorse preziose come quelle agricole di cui l’UE è particolarmente ricca. Le fonti di energia rinnovabili (energia eolica, energia solare, energia idroelettrica, energia oceanica, energia geotermica, biomassa e biocarburanti) costituiscono alternative ai combustibili fossili e contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, a diversificare l'approvvigionamento energetico e a ridurre la dipendenza dai mercati volatili e inaffidabili dei carburanti tradizionali, in particolare del petrolio e del gas. A tal proposito, la legislazione UE sulla promozione delle energie rinnovabili si è evoluta in maniera significativa negli ultimi anni. Dall’obiettivo fissato nel 2009 di un consumo energico da fonti rinnovabili del 20% entro il 2020, nel 2018, è stato concordato l'obiettivo ad una quota del 32% entro il 2030.

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