Salvatore De Meo
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Nel weekend del 10-11 luglio, i Ministri delle Finanze degli Stati del G20 si sono incontrati a Venezia per siglare uno storico piano globale di tassazione rivolto alle multinazionali che controllano il mercato digitale. I Ministri hanno certificato l’accordo raggiunto la settimana prima da circa 130 Stati con l’obiettivo di regolamentare un mercato digitale mondiale fino ad oggi considerato un terreno inesplorato e ancora senza una regolamentazione chiara. L’idea di quella che viene universalmente definita Global Tax è quella di tassare, a livello internazionale, le multinazionali con un’aliquota fiscale globale pari al 15% e, così facendo, mirare a disincentivare la “consueta” pratica di spostare i propri profitti in Stati considerati paradisi fiscali come, per esempio, in Irlanda, nota per il caso Facebook. Il testo e l’accordo finale verrà siglato ad ottobre quando a Roma si incontreranno tutti i leaders degli Stati del G20. In questo contesto si inserisce anche l’Unione Europea. Una delle questioni più spinose fin dalle prime discussioni in merito alla Global Tax riguarda, infatti, la volontà della Commissione europea di prevedere, a livello europeo, una propria Digital Tax con l’obiettivo, tra gli altri, di finanziare il fondo di recupero post-Coronavirus del blocco europeo. Fin dalle prime battute, gli USA hanno espresso le loro preoccupazioni considerando la tassa europea una presunta discriminazione nei confronti delle aziende tech americane operanti sul suolo europeo. Considerando i malumori dell’alleato transatlantico e una “presunta” necessità di focalizzare tutte le energie nel lavorare per trovare il miglior accordo possibile in sede OCSE/G20 sulla Global Tax, il Commissario Gentiloni ha comunicato la volontà, da parte della Commissione, di rimandare i lavori sulla Digital Tax europea a data da destinarsi. Questa decisione unilaterale ha scatenato sulla Commissione le critiche e polemiche da parte di chi ha da sempre chiesto di portare a termine questo progetto nel più breve tempo possibile. Ritengo che la Gobal Tax sia un accordo fondamentale per regolare un mercato, quello digitale, che necessita di un approccio olistico a livello internazionale. Per questo motivo sono convinto che la Commissione debba investire tempo ed energie al fine di raggiungere il miglior accordo possibile per gli europei.

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