Salvatore De Meo
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La delicata situazione che si è creata in Afghanistan non solo ha sconvolto il mondo intero, ma ha generato una forte preoccupazione per l’evolversi e il precipitare del rispetto dei diritti umani e della libertà di ogni singolo cittadino afghano, in particolar modo donne e bambini. Ora più che mai è necessario che l’Europa eserciti tutta la sua diplomazia per un confronto internazionale che allontani l’incubo impellente di un disastro migratorio e di una conseguente crisi umanitaria che rischierebbe di compromettere anche le ambiziose sfide che si è posta. A tal proposito, lo scorso agosto, insieme ad altri colleghi, ho firmato una lettera indirizzata alla Presidente von der Leyen e all'Alto Rappresentante Josep Borrell in cui abbiamo chiesto di farsi parte attiva nella sollecitazione della comunità internazionale a prendere atto dell’emergenza umanitaria in arrivo e di garantire l'attivazione immediata dei corridoi umanitari, soprattutto per gli afghani che avevano collaborato con l'UE e gli alleati, applicando la direttiva europea sulla protezione temporanea che prevede un meccanismo di emergenza per fornire protezione immediata agli sfollati. La mancanza di una politica estera e di una difesa comune, come sostenuto anche da Forza Italia, è una lacuna che l’Unione europea non può permettersi di avere e che è purtroppo venuta fuori prepotentemente davanti ad una pressione migratoria, da gestire, senza precedenti, in un momento in cui l’Europa stessa sta vivendo un periodo economico e sociale delicato che rischia di compromettere la propria ripartenza post Covid e tutte le ambiziose sfide lanciate con il Next generazione EU. L'attuale emergenza umanitaria in Afghanistan rimane irrimediabilmente sotto gli occhi del mondo in tutta la sua crudeltà. I cittadini afghani che non sono riusciti ad andare via da Kabul e quelli rimasti sono diventati oggetto dei talebani che, con costrizioni disumane e violenze di ogni genere, hanno preso il sopravvento e fatto valere la propria legge. Il Governo costituito ha disatteso, come prevedibile, tutte le rassicurazioni date antecedentemente in merito all’inclusione, anche delle donne, e al rispetto dei diritti umani. Considerati i componenti, non rimane alcun dubbio su che cosa devono aspettarsi ora gli afgani rimasti. Le testimonianze che arrivano costantemente dal Paese sono di donne e bambini venduti e ridotti in schiavitù oppure uccisi in maniera barbara. Tutto questo lascia sgomenti, ma ci fa capire anche quanto sia ingestibile e grave la situazione. Il popolo afghano chiede giustizia, istruzione e sicurezza. Chiede di poter far valere 20 anni di democrazia, di crescita culturale e sociale del Paese. Non può essere distrutta una memoria collettiva che ha portato al proliferare di un’intera nazione. La privazione dei diritti fondamentali per queste persone, come sottolineato da più Associazioni anche durante le Commissioni al Parlamento europeo, è pari ad un crimine di guerra. Il popolo talebano, con la presa di Kabul, ha messo fine a tutti i progressi fatti e in corso, aprendo le porte ad una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni. L’Europa dovrà reagire garantendo un passaggio sicuro soprattutto a donne e bambini, ma anche a tutti gli afghani che hanno visto in poco tempo annientare crudelmente la loro vita e compromettere irrimediabilmente il proprio futuro. Allo stato attuale delle cose, l’obiettivo di tutti (ONU, NATO in primis) deve essere necessariamente un processo di pace, ma non possiamo non evidenziare che mancano purtroppo i presupposti di base per un confronto costruttivo. In questo scenario l’Europa, quale credibile soggetto promotore e costruttore di pace, deve recuperare il tempo perso e intraprendere azioni diplomatiche e di politica estera che le consentano di affermare convintamente il suo ruolo autonomo e autorevole nello scenario internazionale. 

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