Salvatore De Meo
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Una pioggia di medaglie e di successi per l’Italia, il trionfo dell’orgoglio italiano: è così che si possono riassumere le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo culminati con risultati straordinari per lo sport azzurro già reduce dalla vittoria dei ragazzi di Mancini ad Euro 2020. I giochi olimpici e paralimpici hanno suggellato un’edizione già di per sé straordinaria per le modalità con cui si è svolta. Oltre 100, infatti, le medaglie conquistate tra CONI e CIP, con storici risultati che fanno venire i brividi ancora oggi a tutti noi italiani, grazie anche al grande lavoro portato avanti in questi anni dai presidenti Giovanni Malagò e Luca Pancalli. Sono arrivate medaglie con l’atletica leggera grazie a Gianmarco Tamberi nell’alto e Marcell Jacobs nei 100m, ma anche con la canoa, il canottaggio, il ciclismo, la ginnastica artistica, ritmica, il judo, il nuoto, il pugilato, lo scherma, la vela. Insomma, l’Italia ha messo il suo sigillo in quasi tutte le discipline olimpiche. Va anche sottolineato che, insieme, i 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno portato a casa un medagliere che pone l’Europa al vertice di ogni classifica con un distacco che straccia persino la combinazione di coloro che sono il primo e il secondo della classifica generale: Stati Uniti e Cina. Sarebbe stato bello che la bandiera dell’Unione Europea potesse essere sventolata alla cerimonia di apertura dei Giochi come simbolo di convivenza pacifica, tolleranza e solidarietà. Lo sport, infatti, non è solo un importante volano per l’economia e per il turismo, ma è anche un prezioso strumento educativo e di inclusione sociale, un diritto riconosciuto universalmente dalla Convenzione ONU del 2006 e che anche la Costituzione italiana e le Istituzioni europee devono continuare con forza a garantire e tutelare. È bene ricordare che l’Unione Europea, quando ci fu la possibilità che i contagi mettessero a rischio il regolare svolgimento delle Olimpiadi, donò 100 milioni di vaccini al Giappone per mettere ancora di più in sicurezza persone ed evento. Le Paralimpiadi di Tokyo hanno visto partecipare l’Italia con la delegazione più numerosa di sempre: 115 atleti con altrettante storie che ci hanno appassionato e insegnato più che mai come si costruiscono determinati traguardi che non si possono improvvisare, ma sono frutto di sudore, sacrifici, ambizione e pianificazione. Forse la fotografia più bella delle Paralimpiadi è il podio tutto italiano nei 100 metri femminili, un podio che non ha precedenti e che porta il nome di Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contraffatto, atlete tutte e tre amputate per via di un incidente che hanno saputo riscattarsi con la vita dando a tutti un grande esempio di grinta e positività. Un’altra immagine di vittoria e di forza è la medaglia d’oro vinta da Bebe Vio nella scherma dopo mesi in cui l’atleta azzurra ha rischiato addirittura la vita per poi andare a prendersi il podio più alto di Tokyo. Lo sport, in fondo, ha anche il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era tristezza, riscatto dove prima c’era disperazione, e credo che sia necessario che l’Italia e l’Unione Europea continuino a sostenere sempre di più lo sport del mondo olimpico, ma, soprattutto, paralimpico, in modo concreto e costante anche quando i riflettori sono spenti perché ci sarà sempre qualcuno che, in silenzio, continuerà a fare sacrifici, ad allenarsi e a lavorare per riscattarsi e regalare nuove emozioni e lustro al nostro Paese.

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