Salvatore De Meo
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Una ricerca fatta negli scorsi anni conferma che circa un quarto della popolazione dell'UE è interessata da qualche forma di disabilità. Proprio per questo motivo, l'UE e i suoi Stati membri sono da sempre impegnati a migliorare la situazione socioeconomica delle persone con disabilità sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Tutti gli Stati membri, infatti, fanno parte della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in vigore dal gennaio 2011 che ha ispirato il contenuto della strategia europea sulla disabilità 2010-2020. Nel mio intervento in Parlamento ho sottolineato che, fin quando ci sarà un dibattito o un provvedimento sui diritti delle persone con disabilità, esisterà un problema e che quindi purtroppo c’è ancora molto da fare. Bisogna richiamare le responsabilità di ognuno di noi per intervenire in difesa di quelle persone che ogni giorno affrontano ostacoli, discriminazioni e sono private della libertà e dei diritti fondamentali alla base dell’Ue. Sicuramente il Parlamento ha fatto passi importanti in avanti per rendere ancora più forte e credibile l'azione dell'Unione Europea in difesa di quasi un quarto dei suoi cittadini che soffre di una forma di disabilità. Con la risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 7 ottobre, non solo non ci si limita ad affermazioni di principio, talvolta trascurate o poco considerate, ma si impegna la Commissione e gli Stati membri ad intervenire concretamente per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità e, soprattutto, a rimuovere gli ostacoli, fisici e culturali, che impediscono l'inclusione sociale e economica generando odiose discriminazioni che minano il fondamentale diritto di uguaglianza. Sono tanti gli elementi di condivisione della risoluzione, ma ho voluto evidenziare l’importanza degli impegni assunti dal Parlamento sia per prevenire anche le violenze sulle donne con disabilità sia per superare la disparità occupazionale e salariale di queste donne, che amplifica quella, altrettanto deprecabile, che purtroppo colpisce tutto il genere femminile. Infine, nel mio intervento, ho fatto rilevare che la relazione in discussione è il frutto di molte petizioni presentate dai tantissimi cittadini europei nell’interesse di milioni di altri cittadini, e conferma, a mio avviso, quanto sia necessario che anche il Parlamento europeo, in quanto istituzione eletta direttamente dai cittadini, debba avere potere di iniziativa legislativa per poter esprimere e rispondere al meglio, e in modo concreto, alle preoccupazioni e aspettative di coloro che ci hanno eletto.

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