Salvatore De Meo
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Non si può essere Europei a giorni alterni. La sentenza della Corte Costituzionale di Varsavia che, giovedì 7 ottobre, ha sancito il primato delle leggi interne nazionali su quelle europee ha aperto una ulteriore inevitabile tensione tra la Polonia e l’Europa. Purtroppo questa posizione non è stata chiarita dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki in occasione della sua audizione a Strasburgo, anzi, ha più volte sottolineato come il Governo condivida pienamente quanto stabilito dalla Corte Costituzionale tanto da aver costretto la presidente Ursula von der Leyen ad una dura replica nella quale ha ribadito e ricordato i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea. Le dichiarazioni del primo ministro polacco hanno rievocato in molti dei presenti in aula quelle dell’inglese Nigel Farage che sono poi arrivate ad una frattura insanabile generando la fuoriuscita della Gran Bretagna con la Brexit. C’è stato in merito un dibattito molto animato tra i vari gruppi politici a testimonianza che il difficile rapporto tra Europa e Polonia rappresenta una seria criticità su cui intervenire tempestivamente perché rischia di diventare una crepa nell’Europa che, soprattutto in questo momento, non può essere sottovalutata. Io credo che i principi ispiratori dell’Unione europea siano stati condivisi da tutti gli Stati membri che hanno aderito, tra cui anche la Polonia, e che li hanno fatti propri nelle rispettive carte costituzionali. La partecipazione della Polonia all’UE ha significato nel corso dei decenni scorsi tantissime risorse economiche utilizzate per infrastrutture, cultura, inclusione sociale, sviluppo economico e tante sono state le opportunità di cui cittadini ed aziende polacche hanno potuto usufruire. Non solo, nel Next Generation Eu sono previste ulteriori risorse straordinarie proprio per sostenere la Polonia nella fase della ripartenza post pandemia. Queste risorse però sono condizionate allo “stato di diritto”. Io credo che non si possa essere europei a giorni alterni. L’Europa è una grande opportunità e va vissuta nella sua totalità per capirne la sua forza nell’interesse di tutti. Avere un’Europa più forte non significa perdere o rinunciare alle singole identità degli Stati, ma, al contrario, questi si rafforzano maggiormente perché solo restando uniti si ha la possibilità di affrontare le sfide presenti e future. Non c’è bisogno di ricordare che la pandemia non avrebbe potuto vedere nessuno Stato singolo affrontarla così come, invece, ha saputo fare unitamente l’Unione europea. Sicuramente la posizione della Polonia non può essere accettata perché rischia di compromettere la coesione e l’unità di intenti di tutto il progetto europeo in ottica futura. È una posizione delicata sulla quale tutti devono manifestare la massima responsabilità e auspico che tutti si adoperino per una soluzione dalla quale l’Europa ne esca ancora più forte. I polacchi hanno svolto un ruolo fondamentale nel processo di integrazione dell'Europa e sono convinto che abbiano piena consapevolezza che per avere una Polonia forte sia necessario un'Europa unita.

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