Salvatore De Meo
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Negli ultimi 5 anni il numero di donne che hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale ammonta a 2 milioni 435 mila, l’11,3% delle donne dai 16 ai 70 anni. Ogni giorno purtroppo leggiamo di donne violate, umiliate, vittime di femminicidi, di discriminazioni, di soprusi, di violenze inaccettabili a volte proprio all'interno delle mura domestiche dove dovrebbero sentirsi più protette. Ad ognuna di queste donne è stata brutalmente limitata la propria libertà di essere tale, di essere libera e di poter scegliere semplicemente di essere. Tutto questo è davvero inaccettabile. L’Europa ha intrapreso una serie di iniziative per contrastare la violenza, fisica e verbale, nei confronti delle donne, ma deve difendere con più forza la Convenzione di Istanbul, a maggior ragione dopo la decisione della Turchia di abbandonarla in modo unilaterale. L’Unione Europea deve essere in prima linea in difesa della Convenzione poichè punta ai valori fondanti su cui nasce l’Europa stessa e il Parlamento dovrebbe ratificarla dando un segnale importante agli Stati europei che ancora non hanno sottoscritto facendo sorgere perplessità e preoccupazioni. Purtroppo il cammino da percorrere è ancora lungo e questi 10 anni dalla stesura della Convenzione sono stati attraversati da troppi tentennamenti e occasioni mancate. La Convenzione è stata firmata da 45 Stati membri del Consiglio d’Europa (tutti tranne Russia e Azerbaijan), tuttavia solo 34 Stati hanno proceduto alla ratifica. Io credo che ci sia bisogno di una maggiore sensibilità e di sempre più iniziative volte a prevenire e porre fine alle tante violenze perpetrate verso le donne. Non possiamo limitarci ad una sola giornata finché ogni giorno ci saranno ancora altre mamme, figlie, amiche, ecc. vittime di uomini e derubate dei loro diritti umani. In tutto il mondo, infatti, il 25 novembre si ricordano le donne vittime di violenza, ma nei giorni a seguire cosa ne sarà di questo ricordo? Sicuramente la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è un’occasione per riflettere ma non dobbiamo correre il rischio di crearci un alibi morale per aver assolto al nostro compito. Purtroppo dobbiamo riconoscere che c’è ancora tanto da fare e, soprattutto, bisogna prendere reale consapevolezza del dramma che si continua a consumare ogni giorno, a volte anche vicino a noi. Ogni anno quindi, il 25 novembre, ricordiamo le vittime di femminicidio, ma è fondamentale che, dai giorni successivi, si lavori per fare in modo che l’anno successivo non ce ne siano altre, ponendo una maggiore attenzione anche verso il problema della non denuncia di alcune donne, timorose di ulteriori violenze. A tal proposito, voglio ricordare a tutte le donne vittime di ogni tipo di violenza, verbale o fisica, che esiste un numero verde a cui possono chiedere aiuto in qualsiasi momento: 1522.

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