Salvatore De Meo
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Il 9 novembre scorso il Consiglio di Stato è intervenuto sull’annosa questione del rinnovo delle concessioni demaniali marittime dichiarando che queste non potranno essere rinnovate oltre il 31 dicembre 2023, in rispetto della già tanto discussa Direttiva europea Bolkenstein sul libero mercato dei servizi. Le concessioni, secondo il Consiglio di Stato, non potranno più essere estese, neanche per via legislativa, in quanto, considerando l’eccezionale capacità attrattiva del patrimonio costiero nazionale, un rinnovo oltre quella data risulterebbe dannoso per la concorrenza, contrario al diritto Ue e farebbe venir meno i vantaggi che portano, di solito, le liberalizzazioni. La citata sentenza, a mio avviso, impone al nostro Governo di procedere con priorità ad un complessivo riordino della materia, come già fatto da altri Paesi europei, considerando che tra le concessioni demaniali ci sono anche quelle balneari che rappresentano una componente importate del settore turistico. Come Forza Italia ci siamo battuti per confermare l’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime, così come stabilito dalla Legge finanziaria 145/2018, e siamo convinti che la Direttiva Bolkenstein non avrebbe dovuto trovare applicazione alle concessioni demaniali in quanto riferite alla mera concessione di una porzione del demanio e non di un servizio. È evidente che le diverse pronunce dei giudici nazionali e comunitari abbiano consolidato una posizione critica per l’Italia, per la quale è stata anche avviata una procedura di infrazione, ma la complessità e delicatezza della questione meriterebbe una presa di posizione autorevole del Governo italiano e, in questo momento, il Presidente Draghi sarebbe opportuno rappresentasse la necessità di avere il giusto tempo per dar seguito alla riforma del demanio. È chiaro che la credibilità di tale ipotesi è data dal fatto che l’Italia proceda subito con una legislazione nazionale che, nel rispetto del diritto comunitario e come già fatto da altri Stati europei, riesca a definire la posizione di migliaia di aziende di piccole dimensioni, attualmente titolari di concessione, e, soprattutto, eviti che un patrimonio identitario della nostra nazione, venga concesso alle grandi imprese straniere. Io credo che nel riordino della normativa sul demanio si debba tenere anche conto che, a causa del persistente fenomeno erosivo, lo stesso è fortemente a rischio e quindi sarebbe opportuno coinvolgere gli operatori privati concessionari, presenti e futuri, nei necessari interventi di contenimento del fenomeno.

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