Salvatore De Meo
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L’1 e 2 febbraio il Parlamento europeo ha organizzato l’evento "Giornate della donna afgana" che ha riunito deputati, una delegazione delle donne afghane finaliste del Premio Sacharov 2021, rappresentanti della Commissione e delle Nazioni Unite e i rappresentanti organizzazioni internazionali. Sono quasi 20 milioni le donne afghane che vivono in una condizione delicata e precaria in un territorio governato da un regime talebano che, nonostante si sia dichiarato diverso rispetto al passato, continua a presentarsi con tante proibizioni e limitazioni nei confronti soprattutto delle donne i cui diritti acquisiti dopo anni di battaglie sono messi in discussione. Una donna afghana oggi non può lavorare fuori casa, non può fare altre attività se non accompagnata da un uomo, non può studiare in scuole o università, non può andare in bicicletta o in moto, portare tacchi alti, poter presenziare a trasmissioni televisive, praticare sport, indossare vestiti che non siano il burqa, usare cosmetici o addirittura ridere ad alta voce. Senza considerare che per le donne che hanno relazioni fuori dal matrimonio è prevista la lapidazione pubblica. Un lungo elenco di divieti e limitazioni che offendono la persona prima che la donna perché privano di un concetto fondamentale per tutti: quello della libertà di espressione e di essere semplicemente sé stesse. Gli incontri organizzati dal Parlamento europeo vogliono far luce sulla situazione estremamente preoccupante per queste donne dopo il ritorno dei talebani al potere l'anno scorso e allo stesso tempo analizzare le loro prospettive future e le azioni con cui la comunità internazionale le possa sostenere nelle tante battaglie di rivendicazione dei loro diritti e della loro libertà.

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