Salvatore De Meo
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Probabilmente non tutti, soprattutto tra i giovani, sanno che uno dei primi tasselli del progetto europeo c’è stato proprio in Italia, nella piccola isola di Ventotene nell’arcipelago pontino, quando, nel 1941, durante il periodo di soggiorno forzato, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero “Il Manifesto di Ventotene”, un documento per la promozione dell’unità europea ancora oggi considerato uno dei primi testi fondanti dell’Ue. Qualche settimana fa, in seduta plenaria a Strasburgo, il Parlamento europeo ha accolto la proposta che ho fatto, assieme al collega spagnolo Ruiz Devesa, di riconoscere l’isola di Ventotene proprio come capitale storica della costruzione morale ed intellettuale dei valori europei. È stato importante riconoscere, anche a livello formale, il valore di Ventotene come culla degli ideali della nostra Europa. L’isola dell’arcipelago pontino rappresenta, infatti, un luogo della memoria per la salvaguardia degli ideali ispiratori e dei valori comuni che hanno segnato lo sviluppo del processo di integrazione europea. Questo riconoscimento è coerente anche con la programmazione italiana di recuperare il carcere di Santo Stefano per farne un centro studi europeo permanente e testimonianza fisica di una parte importante del progetto europeo che, non a caso, sarà intitolato alla memoria di David Sassoli, il Presidente del Parlamento europeo prematuramente scomparso lo scorso gennaio. Proprio Sassoli, infatti, durante il suo mandato, si era prodigato per confermare e rafforzare il concetto dei padri fondatori a favore di un’Europa più unita e più libera. L’isola di Ventotene è al centro del dibattito europeo anche alla luce del lavoro di aggiornamento e rivisitazione in chiave attuale del suo Manifesto affinché possa diventare momento di confronto e condivisione per rafforzare principi e valori comuni indispensabili per affrontare le sfide presenti e future. Nella stessa Relazione sull’attuazione delle misure di educazione civica europea è stata anche approvata la proposta presentata da me e dalla mia collega Isabella Adinolfi di sostenere gli Stati membri per la realizzazione in ogni comune di un monumento dell’Unione europea affinché i cittadini possano avere anche visivamente un simbolo permanente dei valori e dell’integrazione europea e si possa favorire una migliore e maggiore percezione di un’Europa che è molto più vicina, presente e necessaria di quanto abbiamo finora immaginato. Credo che questo sia un segnale importante anche per sottolineare come la coesione degli Stati membri abbia bisogno di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini europei che sono e dovranno essere parte integrante del progetto europeo.
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