Salvatore De Meo
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I regolamenti dell'Unione europea sull'agricoltura biologica sono stati concepiti per fornire una struttura chiara per la produzione di prodotti biologici in tutta l'UE. L'intento è soddisfare la domanda di prodotti biologici affidabili da parte dei consumatori, creando al contempo un mercato equo per i produttori, i distributori e i rivenditori, ma anche coniugando le ambizioni europee con le necessità degli agricoltori e dei territori. Il Parlamento europeo, riunitosi in plenaria a Strasburgo il 4 maggio, ha approvato il nuovo piano d’azione per lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Europa che si propone di raggiungere, entro il 2030, il 25% dei terreni agricoli da destinare all'agricoltura biologica per migliorare la sostenibilità del settore e stimolare un maggior consumo di prodotti biologici garantendo ad essi una certificazione europea che dovrà essere maggiormente protetta dalle importazioni dai Paesi terzi. Lo sviluppo dell’agricoltura biologica richiederà investimenti in ricerca, innovazione e tecnologie digitali, ma non possiamo non rilevare che, allo stato attuale, i maggiori costi produttivi si traducono in prezzi dei prodotti più alti. In questo nuovo piano approvato dal Parlamento, è stato anche accolto un mio emendamento nel quale si ribadisce l’importanza dei centri agroalimentari all’ingrosso il cui ruolo viene riconosciuto strategico non solo in termini di produzione e distribuzione dei prodotti biologici, ma anche per la formazione del prezzo nell’ottica di una filiera realmente corta come auspicato dalla strategia “Farm to fork”. Ad oggi, una delle principali preoccupazioni del settore agricolo è il prezzo dei prodotti biologici che non è alla portata della maggior parte delle famiglie e dei consumatori europei. L’obiettivo prioritario deve essere non solo sostenere gli agricoltori verso questa metodologia produttiva, ma garantire una corretta formazione del prezzo per tutelare la loro conoscenza ed il loro consumo. È importante sottolineare l’importanza dei green hubs, già menzionati all’interno della Farm to fork, anche per il loro ruolo nella formazione del prezzo, non solo come garanti di trasparenza, ma anche facilitatori di un sistema agroalimentare più giusto nei confronti degli agricoltori e dei consumatori. L’Italia risulta tra i Paesi europei con il maggior numero di aziende biologiche e sicuramente il nuovo piano favorirà un’ulteriore crescita, ma questa spinta non deve assolutamente far considerare l’agricoltura convenzionale meno rispettosa dell’ambiente né rappresentare una discriminante nella distribuzione dei relativi prodotti.

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