Salvatore De Meo
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Durante i lavori a Strasburgo, abbiamo affrontato la relazione che riconosce l'insularità come uno svantaggio strutturale permanente dimostrato dal fatto che il PIL e il livello di sviluppo delle isole europee sono in ritardo rispetto alla media dell'UE e dei Paesi a cui appartengono. La relazione approvata ha chiesto una risposta migliore alle sfide affrontate dalle isole dell'Ue, siano esse demografiche, economiche, sociali o ambientali. A tal proposito, sono intervenuto in aula per sottolineare come sia purtroppo necessario riconoscere che le politiche di coesione europee non sono riuscite a far fronte in maniera efficace alle diverse criticità socio-economiche dei 20 milioni di cittadini che vivono sulle isole. Tale constatazione merita una profonda riflessione se si considera che proprio dalla piccola isola di Ventotene, circa 80 anni fa, muoveva i suoi primi passi il progetto europeo con il “Manifesto” di Altiero Spinelli con cui si immaginava la realizzazione di un’Europa coesa da un punto di vista politico, sociale e territoriale. Un’Europa in cui tutti i cittadini potessero godere degli stessi diritti e servizi. Ancora oggi, invece, le isole, soprattutto quelle più piccole, soffrono di svantaggi strutturali tra cui la bassa densità di popolazione, il difficile approvvigionamento energetico e idrico nonché l’accesso ai servizi sanitari e culturali, la dipendenza dai trasporti ed un’economia quasi esclusivamente legata al turismo pur avendo tante altre potenzialità. La risoluzione proposta rappresenta un passo importante per la definizione di una strategia che possa colmare il divario socio-economico tre le isole e le aree continentali, garantendo una loro prospettiva di sviluppo anche in ragione delle sfide della transizione verde e digitale, ma, soprattutto, attuando una concreta politica di coesione europea. Abbiamo chiesto alla Commissione che sia elaborato e messo in pratica quanto prima un patto per le isole con la partecipazione delle principali parti interessate, vale a dire autorità nazionali, regionali e locali, operatori economici e sociali e società civile. Inoltre, abbiamo sottolineato che il dialogo con le comunità insulari e tra le medesime è essenziale per favorire la vicinanza al progetto europeo, costruire ponti tra le culture, stimolare l'interesse nei processi decisionali e promuovere la costruzione della stessa Unione europea.

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