Salvatore De Meo
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Come presidente della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) ho partecipato alla 38^ Conferenza degli organi specializzati in affari comunitari (COSAC) tenutasi a Praga dal 13 al 15 novembre che ha visto intervenire tutti i rappresentati dei parlamenti nazionali competenti per gli affari costituzionali.

Molte sono state le tematiche rilevanti su cui si è dibattuto e, in particolare, sulle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e l’impatto dell’aggressione russa sul processo di integrazione europea dell’Ucraina e degli altri paesi Balcani.

A riguardo, nel mio intervento ho voluto sottolineare come la guerra in Ucraina abbia rafforzato il progetto europeo.

Quando la Russia ha dichiarato guerra all’Ucraina e invaso il suo territorio, infatti, l’Ucraina ha presentato ufficialmente la domanda di adesione all’Unione europea.

Siamo tutti consapevoli delle ragioni geopolitiche di questa decisione. Si tratta, infatti, del più grosso messaggio di speranza che il Governo di Kiev ha deciso di dare al suo popolo.

Questo ci deve far riflettere rendendoci, orgogliosamente, consapevoli che l’UE rappresenti la speranza, la pace, il futuro. Il progetto di integrazione europea continua a essere la migliore garanzia per la pace, la democrazia e la prosperità nel nostro continente, ma dobbiamo prendere atto che questo progetto deve essere rilanciato e rafforzato, poiché rischia di perdere la sua credibilità.

La guerra della Russia in Ucraina rappresenta un campanello d’allarme per l’UE, una necessità geopolitica ancora più strategica e urgente, vista la minaccia di insicurezza che grava sull’intera regione balcanica e dell’Europa orientale.

In questo contesto di insicurezza, ora più che mai l’UE deve accelerare il processo di integrazione nei Paesi dei Balcani occidentali e mantenere vivo lo spirito pro-Europa, sostenendo le loro aspirazioni ad aderire.

È chiaro che la credibilità della politica di allargamento si basa fermamente sia sull’impegno dei Paesi candidati a rispettare i valori europei sia sull’impegno dell’UE a recepire i passi avanti di questi Paesi in maniera positiva, dando concretezza alla prospettiva di adesione e mantenendo le promesse date.

La fase di stallo in cui ci troviamo oggi, infatti, è dovuta alla mancanza di una reale volontà politica da parte di alcuni leader dei Paesi candidati di portare avanti le riforme fondamentali, ma anche da una carenza dell’UE di dare maggiore concretezza alle prospettive di adesione.

È evidente che c’è uno scetticismo ed una certa resistenza all’idea di allargare la nostra famiglia ulteriormente, principalmente a cause delle criticità interne e delle divisioni che si sono generate dopo gli ultimi allargamenti e che hanno aumentato il divario economico e sociale tra i Paesi UE. In questo processo, ognuno di noi può e deve fare di più perché il ruolo dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo è quello di vigilare su questo processo e di dare un nuovo impeto ai nostri governi affinché si sviluppi una vera volontà di allargare l’Unione e quindi di renderla più forte e credibile nello scenario mondiale.

Ho concluso il mio intervento evidenziando che, se non saremo in grado di agire, lasceremo aperto un pericoloso vuoto geopolitico che aprirebbe la strada ad altri Paesi interessati ad aumentare la loro influenza in questa area del nostro continente e che ciò potrebbe seriamente danneggiare il processo di pace e democrazia che abbiamo intrapreso, con tanto sacrificio, molti anni fa.

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