Salvatore De Meo
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È abbastanza evidente quanto gli imballaggi abbiano oggi un grande impatto sull'ambiente e siano tra i prodotti che consumano più materiali grezzi. Inoltre, i rifiuti che ne derivano inquinano l'aria, il suolo e rappresentano circa la metà dei rifiuti marini. Basti pensare che, in media, ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all'anno.

La produzione di imballaggi e la gestione dei loro rifiuti costituiscono un settore economicamente complesso e importante che genera un fatturato totale di 370 miliardi di euro nell'UE. Per questo sono fondamentali e hanno il potenziale per trasformare l'Europa in un'economia circolare pulita e sostenibile, in linea con il Green Deal europeo. L'attuale direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, introdotta nel 1994, non è riuscita però a ridimensionare gli aspetti negativi sull'ambiente.

Nelle scorse settimane la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione con l’intento di armonizzare le misure nazionali, proteggere l'ambiente e garantire il buon funzionamento del mercato interno. Tale proposta impone agli Stati membri di garantire che gli imballaggi immessi sul mercato dell'UE soddisfino una serie di requisiti essenziali relativi alla fabbricazione, all'etichettatura e alla loro natura riutilizzabile e recuperabile attraverso il riciclaggio dei materiali, il recupero di energia o il compostaggio.

Le imprese quindi dovranno offrire ai consumatori una determinata percentuale dei loro prodotti in imballaggi riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per i cibi e le bevande da asporto o per le consegne relative al commercio elettronico.

Vi sarà, inoltre, in una certa misura, la standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili. Per affrontare il problema di quelli inutili, inoltre, saranno vietate alcune forme di imballaggio, ad esempio quelli monouso per cibi e bevande consumati all'interno di ristoranti e caffè, quelli monouso per frutta e verdura, i flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel.

Molte misure sono volte a rendere gli imballaggi totalmente riciclabili entro il 2030, ciò include la definizione di criteri di progettazione per gli imballaggi, la creazione di sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio e chiarire quali tipologie molto limitate di imballaggi dovranno essere compostabili, in modo che i consumatori possano gettarli nell'organico.

Questa bozza di testo del Regolamento della Commissione europea, nella parte riguardante la disciplina della produzione di imballaggi, per come è concepita, rischia di danneggiare numerose filiere strategiche del tessuto economico italiano ed europeo. In sintesi, infatti, la Riforma, spinta da un’impostazione fortemente ideologica, punta ad agevolare solo il riutilizzo degli imballaggi, escludendo di fatto tutti quelli riciclati, nei quali l’Italia è leader in Europa e sui quali sono destinate anche molte risorse del PNRR.

Ragion per cui ritengo che questa proposta rischia di riportarci indietro di cinquant’anni sconvolgendo i settori come quello dell’agricoltura, dell’HORECA e della logistica, con l’immediato pericolo, nel caso fosse accolta, di pesanti perdite di posti di lavoro. Inoltre, un altro aspetto da non sottovalutare è l’approccio annunciato nella bozza che potrebbe impattare anche sulla sicurezza alimentare e sulla salute dei cittadini in quanto gli imballaggi dei prodotti proteggono, conservano e informano i consumatori, garantendone tracciabilità e igiene.

Forza Italia fin da subito ha voluto fare la propria parte a Bruxelles per far capire che il principio della Riforma, ovvero la pretesa ideologica di rivoluzionare il settore europeo degli imballaggi, mostra palesemente il limite critico dell’Unione europea di non riuscire a coniugare i condivisibili obiettivi di sostenibilità con le reali esigenze dei cittadini e delle imprese.

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