Salvatore De Meo
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In queste settimane sta avendo un grande successo il film di Paola Cortellesi sul diritto del voto alle donne: una grande conquista che le donne italiane hanno raggiunto nel 1946. In questi quasi 80 anni abbiamo fatto enormi passi avanti, ma se pensiamo ai dati sulle violenze contro le donne è come se non ci fossimo proprio mossi.
Il 25 novembre, soprattutto quest’anno dopo il brutale omicidio di Giulia Cecchettin, ha visto l’organizzazione di migliaia di eventi che hanno confermato la necessità e l’urgenza di fare di più, tutti insieme, nessuno escluso, e non solo il 25 novembre, ma ogni giorno.
Purtroppo i dati sono impressionanti e ciò che più allarma è che la violenza avviene spesso tra le mura domestiche o sul posto di lavoro, ad opera di persone care o conosciute, in situazioni in cui, paradossalmente, una donna dovrebbe sentirsi maggiormente tutelata e rispettata
I casi di violenza nei confronti delle donne sono in continua crescita e sono una delle violazioni dei diritti umani più diffuse nel mondo. Nonostante questo, solo a maggio scorso il Parlamento europeo ha votato, con molte astensioni, l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione di Istanbul, in vigore dallo scorso 1 ottobre in tutta Europa.
La Convenzione di Istanbul definisce giuridicamente la violenza contro le donne e stabilisce un quadro completo di misure giuridiche e politiche per prevenire le violenze, sostenere le vittime e punire gli autori.
Attualmente in Europa non esiste una legge unica che tratti allo stesso modo, in tutti gli Stati, la violenza contro le donne. Il Parlamento europeo ha chiesto più volte una legislazione europea specifica per stabilire standard giuridici comuni e sanzioni penali minime, classificando la violenza come reato comunitario, equiparandolo al terrorismo o alla tratta di esseri umani.
Per questo motivo, lo scorso settembre, la Commissione europea ha proposto una direttiva che però è ancora in fase di negoziato in merito al discusso principio del consenso. Può sembrare strano ma, nonostante numeri che fanno rabbrividire, siamo ancora nella fase della discussione per armonizzare le norme di molti degli Stati membri in cui la definizione legale di stupro non fa alcun riferimento al principio del consenso.
Tutti ricorderete il forte appello della presidente Ursula von der Leyen che nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, riferendosi al tema della violenza, ha ricordato e sottolineato che “no significa no”, ovvero il sesso senza consenso è stupro e va riconosciuto come tale.
Certo è un obbligo ed un dovere dell’Europa continuare ad incoraggiare gli Stati membri nell’adozione di misure necessarie per prevenire la violenza sulle donne e per garantire protezione e sostegno efficaci a tutte le vittime, ma a qualsiasi nuova legge o pena più severa bisogna accompagnare un profondo e radicale cambiamento culturale di tutti perché parliamo di donne e queste donne sono mogli, mamme, figlie, nonne, nipoti e compagne. Ebbene, solo quando ciascuna di esse non vivrà più nell'insicurezza, nella paura e nella violenza quotidiana potremo dire di vivere in una società veramente equa, giusta, forte, ambiziosa e paritaria.